Benvenuto nell'agorà di Raffaele: una piazza virtuale incontro di amici, pensieri, opinioni, conoscenze, passioni ed emozioni.Se vuoi passare qualche istante di sana riflessione, questo è il luogo giusto per te.Leggi, guarda e scrivi lasciando un segno del tuo passaggio nella speranza di un tuo ritorno.
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15 giugno 2009

RIFUGIO TOESCA

L’estate incombe con la sua promessa di caldo e umidità che anche per quest’anno verrà mantenuta mettendo in disagio noi poveri cittadini di pianura. Si inizia, così, a guardare le alpi come ad una alternativa fresca e rilassante alle affollate spiagge. Così io e Grazia decidiamo di fare la prima escursione di quest’anno scegliendo il Rifugio Toesca.
Questo rifugio, di proprietà della sezione UET (Unione Escursionisti Torino) del CAI di Torino, ha visto i nostri primi passi in montagna ed è rimasto la tradizionale prima escursione di ogni stagione estiva.
Situato nel cuore del Parco Orsiera-Rocciavrè, nel versante della Val di Susa all’altezza di Bussoleno, questo rifugio è stato costruito nel primo ventennio del secolo scorso e dopo ristrutturazioni e rimaneggiamenti è ora una struttura moderna dotata di connessione internet a banda larga nonché di certificazione Ecolabel.




Avvicinamento

Percorrendo l’autostrada del Frejus bisogna uscire a Bussoleno-Chianocco. Appena usciti dalla rampa percorrere la rotonda per passare sotto il ponte autostradale. All’incrocio seguire per S. Gioiro e giunti nel paesino svoltare a destra all’incrocio con indicazioni per Borg. Balma, Fraz. Pognant, Fraz. Città, Fraz. Adret. Seguire queste indicazioni per circa dieci chilometri di strada di montagna fino a poco prima di Città dove ad un bivio bisogna svoltare a destra seguendo l’indicazione Travers a mont. Qui la strada diviene più stretta ma dopo circa 1000 metri termina in un piccolo piazzale sterrato dove poter parcheggiare e fare manovre con l’auto ( 1285 mt.).

Percorso

Riempite le borracce imbocchiamo il sentiero che inizia in una incoraggiante discesa, rispettosa della nostra muscolatura ancora fredda. Il percorso costeggia quasi subito due suggestivi laghetti chiamati Il Paradiso delle rane. Nei pressi dei laghetti c’è una struttura di ristoro che recentemente ha allestito un piccolissimo campeggio servito con docce, bagno e lavabi. Attraversiamo rapidamente il campeggio e proseguiamo per l’ombroso sentiero tra larici e betulle per la gioia di Grazia che predilige questo tipo di escursioni alle pietraie scoscese o gradoni scivolosi!!
La prima parte del percorso è parte del Sentiero dei franchi che in circa 30’ di boscaglia e radure, tutto con leggera pendenza, ci porta ad una conca valliva denominata Pian Cervetto dove sorge il Rifugio Amprimo (1371 mt).




Il Rif. Amprimo è una bella struttura situata in una spianata suggestiva che ha come sfondo al di là della Val di Susa il maestoso Rocciamelone. Purtroppo la bassa altitudine e la conseguente agevole accessibilità del luogo lo rendono sempre affollato. Di domenica e soprattutto nelle prime ore pomeridiane questo posto si trasforma in un luogo dalle caratteristiche balneari che tanto detesto poichè inconciliabile con l’ambiente circostante. Dopo una rapida sosta e qualche foto al panorama riprendiamo a camminare lungo il vallone del Rio Gerardo ( sentiero 510). Questo tratto di percorso è caratterizzato da sempre più spazi aperti e con una pendenza significativa ma mai impegnativa.


Questa seconda parte del percorso mi ha indotto in considerazioni sul clima di quest’anno. Infatti, malgrado le chiare tracce di antropizzazione e il continuo lavoro di cura e mantenimento dell’ente Parco, quest’anno ho notato uno stato selvatico del luogo insolito: alberi sradicati o abbattuti da fulmini, innumerevoli rami spezzati o penzolanti dai tronchi, acquitrini e pantani creati da corsi d’acqua inesistenti o irrilevanti negli anni passati. Il tutto è chiaramente motivato dal rigidissimo inverno trascorso e dal suo clima alquanto perturbato che ancora in questo principio di estate è caratterizzato da forti piogge e temporali di natura tropicale.

Ma oggi il tempo è clemente e immerso in questi ragionamenti con mia moglie giungiamo in un alpeggio (Balmetta) dove normalmente è possibile ammirare il bestiame al pascolo ma oggi è desolato tanto da sembrare abbandonato. Da qui volgendo la sguardo verso Nord è sempre possibile ammirare il Rocciamelone , massiccio guardiano della Valle di Susa.



Il tempo di qualche foto e lasciamo i pascoli percorrendo il sentiero sulla destra orografica del Rio Gerardo. Si iniziano a vedere residui di nevai che negli anni scorsi non esistevano in questa stagione e poco dopo mi accorgo che il torrente Rio Gerardo è completamente ghiacciato e come una lingua bianca attraversa i prati e i dolci pendii alle prese con il risveglio primaverile.
Siamo quasi vicino alla meta quando il sentiero si interrompe nei pressi di un guado che negli anni scorsi aveva la dimensioni di un torrentello piuttosto anemico (anche se per Grazia ha sempre rappresentato attraversate dal sapore biblico!); oggi invece si presenta come un fiume ghiacciato.


Le acque del torrente continuano a scorrere sotto la coltre di ghiaccio e dato il suo spessore non desta preoccupazione nell’attraversamento.


Dopo un’attenta perlustrazione per valutare il punto migliore, con l’ausilio dei bastoncini e a piccoli passi guadagnamo l’altra sponda.



Il sentiero continua con una pendenza importante attraverso un fitto sottobosco e dopo qualche piccolo tornante giungiamo al Pian del Roc dove sorge il Rifugio Toesca ( 1710 mt.)

Visto che l’ora non è adatta al pranzo ne approfittiamo per sdraiarci all’ombra di un albero. Poco distanti dal rifugio e sdraiati su una coperta ci rilassiamo ascoltando la montagna, guardando il cielo azzurro parzialmente occultato dalle fronde degli alberi, individuando i richiami ritmici degli uccellini e accarezzati dalla fresca brezza provenienti dai vicini nevai riscopriamo ancora una volta in una meraviglia infantile il perché del nostro amore per la montagna.

Verso le 13:00 ci accingiamo a pranzare nel rifugio e dopo un buon piatto di spezzatino con polenta e un pezzo di strudel decidiamo di scendere poiché l’affollamento del rifugio inizia ad essere incompatibile con la calma e la quiete vissuta fino a quel momento.

INFORMAZIONI ESCURSIONISTICHE:

Partenza: Travers a Mont (1285 mt.)
Arrivo: Rif. Toesca (1710 mt.)
Dislivello: 445 mt.
Difficoltà: E
Segnavia: GTA Sentiro dei Franchi – 510 (bianco e rosso)
Durata: 2 h (in salita), 1h 15’ (in discesa)
Punti ristoro (e soccorso): Rifugio Toesca (Tel. 0122 49526 - 349 3973067)
Cartografia: I.G.C. n.1 - Valli di Susa, Chisone e Germagnasca.


20 ottobre 2008

Perugia, l'Eurochocolate e ...


Il simpatico suono del cellulare misto alla vibrazione dello stesso mi richiama prepotentemente alla vita di tutti i giorni invitandomi, anzi, ordinandomi di scendere dal letto. Avvio il rituale mattutino e la mia mente vaga tra le immagini caotiche e festanti di quest’ultimo week end. Gia! Due giorni intensi trascorsi a Perugia per l’Eurochocolate dove mia moglie, Grazia, aveva in programma la presentazione del suo libro all’interno della rassegna: “cioccolato con l’autore”.



A parte lo stress del viaggio e di piccoli contrattempi (venerdì era il 17!!!) Perugia ci ha saputo ripagare con le sue bellezze architettoniche , il fascino medievale che la pervade intensamente e le persone che la popolano: sempre molto gentili, aperte, solari anche sotto la pressione di un evento europeo che decanta una risorsa importante del luogo.
Così tra uno stand di cioccolata e il magnifico Palazzo dei priori, tra una chiave di cioccolata e la gotica Cattedrale o fra una scacchiera sempre di cioccolata e la centrale fontana ci perdiamo in un fiume allegro e variegato di persone alla ricerca della materia prima per soddisfare uno dei più bei peccati capitali: la gola!! Qualche foto agli stands ma ben presto la mia attenzione è attratta dalle persone festanti, spensierate: ragazzi, bambini, famiglie complete, gruppi turistici tutti avvolti da una babele di lingue differenti; questa è la Perugia multietnica che ho scoperto, così stridente con la dimensione, la conformazione urbanistica, le mura etrusche di questa cittadina che sembra arroccata sulla sua storia e tradizioni ma evidentemente accogliente per chi non è parte del suo vissuto.
Ma ho scoperto anche una Perugia della casualità; Ho, infatti , incontrato un mio ex collega di alcuni anni fa a più di 500 km da dove abitiamo!! Dopo anni senza vederci né sentirci nella stessa città ci incontriamo a Perugia : e allora scompaiono i bei palazzi e la gente rumorosa e si rispolverano i ricordi professionali e personali di un bel rapporto umano che il silenzio di una città laboriosa come Torino non ha evidentemente rotto. Ma il tempo è tiranno e sono costretto a chiudere questo squarcio spaziotemporale per tornare al qui ed ora. Un affettuoso saluto e proseguiamo la passeggiata con una piacevole malinconia che sa di amicizia.
Si avvicina l’ora della presentazione del libro di Grazia e incontriamo il Dott. Matteo Grandi: un altro perugino dai modi gentili, delicati che celano una salda professionalità che dimostrerà poi nell’intervista. Si parla, ovviamente, del libro ma ben presto ci lasciamo andare a discorsi sulle nostre città di provenienza, sull’Umbria come tra amici collaudati (da soli 15 minuti!). Il tempo oggi non gira dalla nostra e ci induce a recarci presso la libreria che ospita l’evento. La presentazione del libro è occasione per Grazia di incontrare delle amicizie virtuali coltivate in anni di blog ed anche in questo caso ho la fortuna di conoscere delle belle persone: il simpatico Mauro, la bella Simona, e i buongustai Ale e Giuseppe.
Ma la Perugia della casualità ci fa un’altra sorpresa, così usciti dalla libreria le nostre orecchie captano delle note familiari, quelle di una canzone ben conosciuta; è Carmine Torchia un cantante, un poeta, sicuramente un artista che regala versi poetici musicati con la sua chitarra alla folla troppo distratta dalla cioccolata per cogliere l’essenza di questo menestrello dei giorni nostri. Conosciuto a maggio di quest’anno alla Fiera del Libro di Torino in occasione dell’anteprima del libro di Grazia lo rincontriamo ora ad un’altra presentazione libraria; casualità!? Il tempo ci consente solo poche parole con Carmine ma sono attimi che riscaldano tutti.
Una conviviale cena con gli amici del blog porta a conclusione questa giornata ed il breve soggiorno a Perugia.

Questo viaggio attraverso la Perugia artistica, la Perugia multietnica, la Perugia della casualità, la Perugia genuina mi ha sorprendentemente dimostrato come un viaggio si può intraprendere in vari modi ma quello più soddisfacente è sicuramente quello che porta nei cuori delle persone che incontri!

19 settembre 2008

LA STAGIONE DELL'AMORE

La frenesia quotidiana spesso ci impedisce di cogliere quelle emozioni che sono il sale della vita. Così la vita ci sembra insipida, grigia e triste. A volte un buon libro, una bella passeggiata in montagna, quattro risate con un amico o semplicemente una melodiosa canzone ti riconciliano con la vita inducendoti a riflettere, a stare con te stesso a vivere veramente e a non perdere le occasioni che la vita ti offre.





LA STAGIONE DELL'AMORE

La stagione dell’amore viene e va,
i desideri non invecchiano quasi mai con l’età.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
La stagione dell’amore viene e va,
all’improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.
Ne abbiamo avute di occasioni
perdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.
Ancora un’altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.
Nuove possibilità per conoscersi
e gli orizzonti perduti non ritornano mai.
La stagione dell’amore tornerà
con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.

03 settembre 2008

LA REGGIA DI VENARIA REALE




Approfittando di uno degli ultimi giorni di ferie ho deciso di visitare una delle residenze sabaude tra le più gettonate del nascente turismo torinese. Così, approfittando di una Torino ancora poco propensa a riprendere i consueti ritmi di vita, andiamo a visitare questo gioiello di architettura barocca.
Verso la metà del ‘600 il duca Carlo Emanuele II di Savoia decise di ampliare il già ricco sistema di residenza di corte affidando all’architetto Amedeo di Castellamonte l’incarico di costruire una nuova residenza di piacere e di caccia.

Negli anni a venire la Reggia di Castellamonte subì dei rimaneggiamenti: prima (1699-1798) ad opera di Michelangelo Garove che mutuando lo stile francese diede alla Reggia un carattere imponente e grandioso; più tardi (1716) Filippo Juvarra con la sua genialità artistica realizzò la Galleria Grande (di Diana), la cappella di S. Uberto, la Citroneria e la Scuderia Reale; infine, qualche anno dopo, Benedetto Alfieri unì tutto il complesso con un sistema di gallerie di comunicazione dando unitarietà alla residenza.
Anche il parco annesso subì una evoluzione: da giardini all’italiana pensati dal Castellamonte a giardini alla francese del Garove.
Purtroppo, dalla fine del ‘700 e per tutto l’800, con la Restaurazione, la Reggia ebbe un destino di saccheggio, vandalismo ed infine oblio che la portarono ad essere adibita a caserma militare fino alle due guerre mondiali.
Finalmente solo qualche anno fa (1998) prende vita il più grande progetto europeo di valorizzazione di questo bene culturale. In circa dieci anni di lavori quasi 80.000 mq dell’edificio hanno riacquistato dignità artistica: enormi lavori di restauro, per non parlare dell’approccio di tipo archeologico di alcuni interventi e dello sforzo botanico hanno alla fine ricreato ciò che non c’era più da molti decenni, lo splendido parco della Reggia.
Tutto ciò oggi è visitabile.
La visita alla Reggia concerne due piani: il piano interrato e quello nobile.
Il percorso inizia al piano interrato che nel passato ospitava gli ambienti di servizio e supporto alla vita di corte soprattutto per quanto riguarda il vettovagliamento dei nobili. In tutta la Reggia gli ambienti sono privi di arredi (ormai persi con le vicissitudini storiche) ma conservano affreschi, stucchi e quadri di grande pregio artistico.
Una peculiarità del percorso museale di visita è la destinazione di molte stanze al progetto “Ripopolare la Reggia” realizzato dal noto regista Peter Greenaway. Il regista, coadiuvato da numerosi attori italiani, fa rivivere personaggi più o meno nobili della corte sabauda attraverso proiezioni su schermi di dialoghi o monologhi concernenti spaccati di vita di corte con tanto di pettegolezzi, intrighi a volte piccanti e divertenti, a volte squallidi, ma sempre interessanti e ben realizzati. Così fra quadri, busti e curiosi personaggi in costume si sale al piano nobile dove il livello architettonico dell’opera raggiunge l’apoteosi nella splendida Galleria Grande (ribattezzata di Diana) realizzata dal genio di Juvarra. Sempre di ingegno Juvarriano è la Cappella di Sant’Uberto, di michelangiolesca concezione e di impareggiabile bellezza.



Con questo edificio sacro si chiude il percorso di visita.
Data la lunghezza della visita alla Reggia è consigliabile visitare i giardini in un secondo momento ma chi non può fare altrimenti si troverà a passeggiare in giardini alla francese rigogliosi, sotto pergole di rose rampicanti o sedersi nel boschetto della musica.


Ovviamente quello che si può vedere oggi è solo un’ipotesi verosimile di ciò che poteva essere il parco nel ‘600. Basti pensare che le svariate centinaia di olmi che popolavano i viali oggi sono stati sostituiti con tigli poiché gli olmi sono ormai estinti nel nostro continente.
Fulcro architettonico del parco è l’asse costituito dalla Fontana d’Ercole e il Tempio di Diana uniti dall’Allea della Fontana d’Ercole. Gli attenti scavi archeologici hanno riportato alla luce la struttura, con i basamenti dei padiglioni frontali e alcuni tratti delle scalinate e delle grotte che costituivano la Fontana d’Ercole.


Già nel 1751 la fontana, non rispecchiando i canoni del giardino alla francese, fu distrutta e sostituita da un pendio erboso che univa la parte alta con quella bassa del parco! Oggi quello che vediamo ci aiuta a immaginare la magnificenza dell’originaria composizione.
Dalla fontana parte un viale (chiamato Allea) della lunghezza di un chilometro.
Nel ‘600 il viale era percorso dal torrente Ceronda e che metteva in comunicazione idrica la Fontana con il Tempio di Diana. Oggi del torrente rimane solo un simulacro in ciottoli di pietra e del Tempio di Diana solo le fondamenta.

Il Tempio fu abbattuto nel 1700 perché non rispecchiava i canoni della prospettiva “all’infinito” e perché le statue che lo adornavano erano troppo lascive per i tempi. Ecco come si doveva presentare il tempio nel '600.



Per concludere la visita ai giardini non si può tralasciare l’enorme Peschiera: luogo delle navigazioni di piacere e delle feste di corte di cui, malgrado attestata da diversi documenti e progetti, non ne è certa la realizzazione.



La visita porta così a compimento un viaggio nel 600 e 700 barocco alla corte dei Savoia dando un’iniezione di cultura del nostro passato attraverso un monumento dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO!






Per maggiori informazioni: http://www.lavenaria.it/





31 agosto 2008

IL ROCCIAMELONE (3538 m.)


Nei giorni in cui l’aria inquinata di Torino è spazzata dal vento o ripulita dalla pioggia ci si rende conto come questa città sia attorniata da splendidi monti dalle cime aguzze come ad essere in un anfiteatro naturale costituito dall’arco alpino occidentale. Fra questi giganti, a volte lontani (come il Monviso o il Gran Paradiso), vi è uno che appare molto vicino, di forma piramidale quasi perfetta se non fosse per un’antivetta che ne contende il primato in quota alla sua sorella maggiore; visibile da ogniddove a Torino, quando si imbocca l’autostrada del Frejus verso Susa esso appare sempre più maestoso ed imponente. E’ il Rocciamelone.

Il Rocciamelone (3538 mt) è un monte delle Alpi Graie che con i suoi 3538 mt slm. sovrasta tutta la Val di Susa. È situato nell’area amministrativa del comune di Mompantero a pochi chilometri da Susa.
Visualizzazione ingrandita della mappa La sua considerevole altezza , la presenza di importanti vie di comunicazione nelle vicine e profondi valli di Susa e del Moncenisio (fra cui la Via Francigena) e l’ essere visibile e facilmente riconoscibile in un’ampia area geografica ha fatto sì che questo monte acquistasse , nel medioevo, la fama di monte più alto del Piemonte. Il suo sovrastare l’incessante flusso di pellegrini che da oltralpe transitavano in queste valli per raggiungere Roma ne conferì un’immagine mistica.
Nel 1358, un certo Bonifacio Rotario d’Asti era uno dei tanti nobili italiani partiti per le crociate; catturato dai Turchi, imprigionato e poi riuscito a fuggire tornò a casa. Durante la prigionia fece voto alla Madonna per il quale se si fosse salvato avrebbe portato una Sua effige sulla vetta più alta che avrebbe visto rientrando a casa. Così fu: il 1 settembre del 1358 portò ad oltre 3500 metri un trittico bronzeo (attualmente custodito nella cattedrale S. Giusto di Susa). Con questa impresa il nobile piemontese può considerarsi l’antesignano dell’alpinismo che nascerà solo dopo 500 anni dalla sua scalata. Durante l’ascensione Bonifacio costruì sulle pendici del monte un ricovero per viandanti e pellegrini ad incentivo ed aiuto alla scalata ed alla venerazione della Madonna: è l’attuale Rifugio Cà d’Asti, il primo rifugio alpino di tutti i tempi! Dopo un lungo periodo di abbandono nel 1977 è stato modernizzato e rimaneggiato e dal 1980 è tornato ad essere un punto di riferimento per quanti ascendono al Rocciamelone.
Nel 1673, a causa dell’estendersi del ghiacciaio del monte e dunque dell’impossibilità di potervi accedere, il trittico bronzeo fu portato a valle da una delle tante cappellette in legno che l’avevano ospitato in quegli anni.
Nel 1899 lo scultore torinese A.G. Stuardi realizzò una statua della Madonna con le offerte di oltre 130.000 bambini. Gli alpini del battaglione Susa portarono in vette gli spezzoni dell’enorme statua (1400 kg) e la montarono su di un piedistallo di pietre su cui c’è una targa: “I bimbi d’Italia a Maria”.
Nel 1920 fu realizzata la prima struttura in pietra quale rifugio per i pellegrini e solo nel 1960 il piccolo santuario meta dell’annuale processione. Un altro primato di questa montagna è proprio il Santuario della Madonna del Rocciamelone il quale risulta essere il più alto d’Europa!
Per la sua altezza, la sua storia, la dimensione mistica di fede religiosa il Rocciamelone è la montagna simbolo della Val Susa nonché un monte a cui i Piemontesi sono particolarmente legati.
Proprio per questo la tentazione di salirci in vetta è stata così forte che quest’anno io ed il mio amico Luigi abbiamo deciso di provarci.
Così programmiamo l’ascesa per il 28 Agosto (senza saperlo l’anniversario dell’inaugurazione della statua della Madonna!!).

L'ESCURSIONE

Si parte da Torino molto prima dell’alba, alle 05:00. Arrivati a Susa, attraverso l’autostrada del Frejus, seguiamo il nostro navigatore e le indicazioni per Urbiano dove subito troviamo i cartelli per il Rocciamelone, Cà d’Asti. Imbocchiamo rapidamente una stretta strada di montagna che si inerpica da subito portandoci rapidamente in quota facendoci godere di un panorama alquanto suggestivo: la città di Susa qualche minuto prima dell’alba quando la notte è più buia e la temperatura è più fredda. Dopo circa 15 km su strada asfaltata il percorso diviene sterrato ma fortunatamente più ampio e senza tornanti. Ancora 5 km e giungiamo ad uno slargo dove parcheggiare la macchina (2200 m. slm.): è la stazione di arrivo della teleferica che serviva il Rif. Cà D’Asti.


Proseguendo la sterrata ancora per qualche minuto si arriverebbe al Rif. La Reposa ma noi prendiamo subito il sentiero ben indicato da cartelli nei pressi del nostro parcheggio. E’ l’alba (06:45). Il sentiero parte subito ripido e con i muscoli freddi si preannuncia una bella faticaccia! Dopo un primo tratto dritto il percorso prende a zigzagare sui pendii erbosi che ci separano dalla prima tappa dell’escursione: Cà D’Asti. A questa quota (circa 2500) gli alberi hanno lasciato il posto a pascolo erboso. Il sole inizia ad alzarsi e di minuto in minuto il panorama montano cambia colore nelle varie sfumature di rosso nonché nella quota che si eleva rapidamente. Il tempo è sereno ma c’è foschia che potrebbe ostacolare nell’ammirare il panorama dalla vetta. Ma la vetta è ancora lontana. Un bivio ci propone, con idonea segnalazione, una scorciatoia che decidiamo di prendere e ben presto ci troviamo sotto uno sperone roccioso aggirato il quale raggiungiamo il Rifugio Cà D’Asti (2850 m.).


Dopo solo 1h 30’ la stanchezza si fa già sentire. Facciamo una pausa, beviamo, mangiamo uno snak, facciamo alcune foto e ci rimettiamo in marcia. La vetta è in vista, splendidamente investita dal sole assume con il suo ripido pendio roccioso un caldo color ocra.


Il percorso ora perde anche quella presenza esigua di erba per lasciare il posto alle pietre. Così tra sfasciumi, pietraie probabili residui di frane iniziamo il tratto che per me è stato più duro! Passo dopo passo, in un sentiero pietroso irregolare che sale con tornantini ampi lungo il pendio scosceso del Rocciamelone, si sale in una monotonia che non avevo mai provato in montagna.


Lo sguardo basso a seguire il sentiero, concentrato sui battiti cardiaci sempre più rapidi, pietra dopo pietra sembra di salire troppo lentamente; bando ai discorsi, inutile spreco di fiato ed energia, i pensieri vagano; il percorso concilia la meditazione, il raccoglimento interiore alla ricerca delle forze non tanto fisiche quanto mentali per continuare a salire. Scopro ancora una volta una montagna maestra di vita. A dispetto di un percorso così noioso, le fugaci soste per prendere fiato mi regalano un belvedere mozzafiato: riesco a distinguere oltre l’Orsiera Rocciavrè il Monviso!!


Siamo ormai oltre i 3000 m.: più in alto di così non ero mai andato!! Nel giro di 1h 30’ dal rifugio raggiungiamo una croce di ferro sormontata su una stele fatta di pietre( 3300 m) dove ci fermiamo per la seconda sosta.


Ci troviamo sull’anticima del monte, poco più sopra di noi la vetta è ben visibile. La stanchezza c’è ma sembra attutita dal raggiungimento ormai imminente della nostra meta. Ci apprestiamo a compiere l’ultimo tratto del percorso quello che a detta di molti è il più difficile e relativamente rischioso.

Il sentiero, che fino ad ora si era tenuto sul versante Sud, volge verso Est e taglia il pendio parallelamente alla cresta. Alla mia sinistra ho solo roccia, alla mia destra il ripido e scosceso pendio ma il sentiero è largo e non ci sono problemi di alcuna sorta. Si procede spediti senza più nessuna stanchezza ad appesantirci le gambe. Giungiamo sotto la vetta. La salita divine molto più ripida; gradoni di pietra e delle corde fisse sono di aiuto a superare alcuni punti in cui il percorso è più esposto. La concentrazione è tale che all’improvviso mi si para di fronte il busto del Re Vittorio Emanuele II e sopra esso la statua della Madonna con annesso Rifugio-Santuario. Siamo arrivati, quota 3538mt.
Il Rifugio Santa Maria ed il santuario della Madonna del Rocciamelone sono in un unico edificio con tetto, doppie porte e doppi infissi in acciaio. In realtà il rifugio è più propriamente un bivacco di alta montagna sempre aperto mentre il santuario e una cappella chiusa che viene aperta solo in occasione della festa della Madonna della neve (5 Agosto).






Passo gran parte del tempo a girarmi intorno ammirando e fotografando il panorama. Strane e suggestive correnti ascensionali portano in quota nuvole rarefatte come sbuffi di fumo che prendono forme strane. Ciò, purtroppo, annebbia la visuale verso Sud e la Val di Susa, diversamente a Nord il cielo è terso ed è li che si perde il mio sguardo a cercare di riconoscere le vette valdostane. Il Bianco, il Gran Paradiso, il Monte rosa. A Est, sotto di noi il Lago Malciaussia; A Nord-Ovest il vicino ghiacciaio del Rocciamelone con il recente lago effimero; più a Ovest la Val Cenischia con il lago del Moncenisio e dunque i monti francesi.
Luigi mi richiama agli elementari bisogni fisiologici di alimentazione, così diamo fondo alla nostra colazione al sacco; ci sdraiamo al sole e aspettiamo che gli altri escursionisti finiscano di fare le foto con la statua per fare altrettanto.


Dopodichè ci apprestiamo alla discesa.
Per lo stesso percorso di salita, se si eccettua qualche scorciatoia per tagliare i tornanti del pendio pietroso, ritorniamo al Rifugio Cà D’Asti. Gli addensamenti nuvolosi in quota, ormai, sono fitti e dal rifugio non è più visibile né la valle ne la nostra cima! Ci riposiamo e reidratiamo e riprendiamo la discesa. Complice la fitta nebbia nonché l’assenza di numerazione dei sentieri, imbocchiamo un percorso errato. Perdiamo un po’ di tempo ad accorgerci del banale errore e a tornare indietro aggiungendo, così, ai già 1300 metri di dislivello altri 300m. di inutile e nebbioso percorso montano!
Oramai siamo nella zona di pascolo, a circa 2500m, e la nebbia si dirada a sprazzi lasciandoci intravedere il parcheggio. Ben presto siamo all’auto.
La discesa sulla stradina di montagna è rapida. Le sinuose curve del tracciato e il panorama di Susa mi rilassano facendomi avvertire l’indolenzimento delle gambe e un generale senso di stanchezza. In uno stanco silenzio con il mio compagno di escursione, Luigi, ripenso all’impresa appena compiuta e mi vengono in mente le parole che ho letto nel bivacco, lasciate su un foglio di carta da un certo Enrico: una poesia, un’interpretazione poetica di ciò che il Rocciamelone ti induce a pensare come dazio per lasciare conquistare la sua vetta:




OLTRE LA PORTA
Oltre la porta del tuo sentirti debole
sta la tua forza
Oltre la porta del tuo provar dolore
Stanno il tuo piacere e la tua gioia
Oltre la porta del tuo provar paura
Stanno la tua sicurezza e la tua incolumità.
Oltre la porta del tuo sentirti solo
Sta la tua capacità di realizzarti,
di avere amore e compagnia.
Oltre la porta del tuo provare odio
Sta la tua capacità di amare.
Oltre la porta del tuo sentirti impotente
Sta la tua speranza vera e giustificata.
Oltre la porta delle tue carenze infantili accettate
Sta la tua realizzazione di oggi.
Enrico ‘44




In pochi minuti siamo in valle e ci lasciamo alle spalle questo immenso gigante della natura lieti e grati per averci permesso di salire fino in cima al cospetto della Madonna!



INFORMAZIONI ESCURSIONISTICHE:

Partenza: Parcheggio 150m prima del Rif. La Reposa (teleferica) – 2110 m.
Arrivo: Vetta 3538 m.
Dislivello: 1428 m.
Difficoltà: EE (percorso lungo, ed in alta quota con possibilità di placche di ghiaccio o neve nel tratto finale).
Segnavia: bianco e rosso
Durata: 4 h (in salita), 2h 30’ (in discesa)
Punti ristoro (e soccorso): Rifugio La Reposa (tel. 328-2544055 oppure 333-7009549)Rifugio Cà D’Asti (tel. 0122-33192)
Cartografia: I.G.C. foglio 2 - Valli di Lanzo e Moncenisio.

Consiglio: per godersi appieno questa spettacolare escursione sarebbe auspicabile compierla in due giorni con pernottamento al Rifugio Cà D’Asti o per i più audaci direttamente al bivacco di vetta.


Photo Gallery di www.rocciamelone.com: salita in vetta!