<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986</id><updated>2011-07-08T11:08:31.191+02:00</updated><category term='storia'/><category term='musica'/><category term='Valle Aurina'/><category term='libri'/><category term='servizio'/><category term='Piemonte'/><category term='Le parole che non ho mai scritto'/><category term='città'/><category term='castelli'/><category term='musei'/><category term='enogastronomia'/><category term='montagna'/><category term='Alto Adige'/><category term='vacanze'/><title type='text'>L'AgoRàf</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>18</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-4534169150760494140</id><published>2009-06-15T11:30:00.003+02:00</published><updated>2009-07-07T15:47:09.910+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piemonte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='montagna'/><title type='text'>RIFUGIO TOESCA</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L’estate incombe con la sua promessa di caldo e umidità che anche per quest’anno verrà mantenuta mettendo in disagio noi poveri cittadini di pianura. Si inizia, così, a guardare le alpi come ad una alternativa fresca e rilassante alle affollate spiagge. Così io e Grazia decidiamo di fare la prima escursione di quest’anno scegliendo il Rifugio Toesca.&lt;br /&gt;Questo rifugio, di proprietà della sezione UET (Unione Escursionisti Torino) del CAI di Torino, ha visto i nostri primi passi in montagna ed è rimasto la tradizionale prima escursione di ogni stagione estiva.&lt;br /&gt;Situato nel cuore del Parco Orsiera-Rocciavrè, nel versante della Val di Susa all’altezza di Bussoleno, questo rifugio è stato costruito nel primo ventennio del secolo scorso e dopo ristrutturazioni e rimaneggiamenti è ora una struttura moderna dotata di connessione internet a banda larga nonché di certificazione Ecolabel.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355657132433342146" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMdyVV5_sI/AAAAAAAAAPs/XxdwbpBsPB8/s320/DSCN5869.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Avvicinamento&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Percorrendo l’autostrada del Frejus bisogna uscire a Bussoleno-Chianocco. Appena usciti dalla rampa percorrere la rotonda per passare sotto il ponte autostradale. All’incrocio seguire per S. Gioiro e giunti nel paesino svoltare a destra all’incrocio con indicazioni per Borg. Balma, Fraz. Pognant, Fraz. Città, Fraz. Adret. Seguire queste indicazioni per circa dieci chilometri di strada di montagna fino a poco prima di Città dove ad un bivio bisogna svoltare a destra seguendo l’indicazione Travers a mont. Qui la strada diviene più stretta ma dopo circa 1000 metri termina in un piccolo piazzale sterrato dove poter parcheggiare e fare manovre con l’auto ( 1285 mt.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Percorso&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riempite le borracce imbocchiamo il sentiero che inizia in una incoraggiante discesa, rispettosa della nostra muscolatura ancora fredda. Il percorso costeggia quasi subito due suggestivi laghetti chiamati &lt;em&gt;Il Paradiso delle rane&lt;/em&gt;. Nei pressi dei laghetti c’è una struttura di ristoro che recentemente ha allestito un piccolissimo campeggio servito con docce, bagno e lavabi. Attraversiamo rapidamente il campeggio e proseguiamo per l’ombroso sentiero tra larici e betulle per la gioia di Grazia che predilige questo tipo di escursioni alle pietraie scoscese o gradoni scivolosi!!&lt;br /&gt;La prima parte del percorso è parte del &lt;em&gt;Sentiero dei franchi&lt;/em&gt; che in circa 30’ di boscaglia e radure, tutto con leggera pendenza, ci porta ad una conca valliva denominata Pian Cervetto dove sorge il Rifugio Amprimo (1371 mt). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355658255176896498" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMezr41D_I/AAAAAAAAAP8/XIScXFELwPQ/s320/DSCN5851.JPG" border="0" /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355657851570666290" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 131px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMecMVmuzI/AAAAAAAAAP0/Mf5NtcJ3MU0/s320/Rif.+Amprimo.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il Rif. Amprimo è una bella struttura situata in una spianata suggestiva che ha come sfondo al di là della Val di Susa il maestoso Rocciamelone. Purtroppo la bassa altitudine e la conseguente agevole accessibilità del luogo lo rendono sempre affollato. Di domenica e soprattutto nelle prime ore pomeridiane questo posto si trasforma in un luogo dalle caratteristiche balneari che tanto detesto poichè inconciliabile con l’ambiente circostante. Dopo una rapida sosta e qualche foto al panorama riprendiamo a camminare lungo il vallone del Rio Gerardo ( sentiero 510). Questo tratto di percorso è caratterizzato da sempre più spazi aperti e con una pendenza significativa ma mai impegnativa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355658923443931186" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMfalYGyDI/AAAAAAAAAQE/C1pdbEOrpZU/s320/DSCN5864.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Questa seconda parte del percorso mi ha indotto in considerazioni sul clima di quest’anno. Infatti, malgrado le chiare tracce di antropizzazione e il continuo lavoro di cura e mantenimento dell’ente Parco, quest’anno ho notato uno stato selvatico del luogo insolito: alberi sradicati o abbattuti da fulmini, innumerevoli rami spezzati o penzolanti dai tronchi, acquitrini e pantani creati da corsi d’acqua inesistenti o irrilevanti negli anni passati. Il tutto è chiaramente motivato dal rigidissimo inverno trascorso e dal suo clima alquanto perturbato che ancora in questo principio di estate è caratterizzato da forti piogge e temporali di natura tropicale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma oggi il tempo è clemente e immerso in questi ragionamenti con mia moglie giungiamo in un alpeggio (Balmetta) dove normalmente è possibile ammirare il bestiame al pascolo ma oggi è desolato tanto da sembrare abbandonato. Da qui volgendo la sguardo verso Nord è sempre possibile ammirare il Rocciamelone , massiccio guardiano della Valle di Susa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355659567795267810" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 119px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMgAFxb6OI/AAAAAAAAAQM/13acfkwI328/s400/alpe+balmetta.JPG" border="0" /&gt; &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355660096046303842" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMge1qTCmI/AAAAAAAAAQU/l65Knl_dS9s/s320/DSCN5862.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il tempo di qualche foto e lasciamo i pascoli percorrendo il sentiero sulla destra orografica del Rio Gerardo. Si iniziano a vedere residui di nevai che negli anni scorsi non esistevano in questa stagione e poco dopo mi accorgo che il torrente Rio Gerardo è completamente ghiacciato e come una lingua bianca attraversa i prati e i dolci pendii alle prese con il risveglio primaverile.&lt;br /&gt;Siamo quasi vicino alla meta quando il sentiero si interrompe nei pressi di un guado che negli anni scorsi aveva la dimensioni di un torrentello piuttosto anemico (anche se per Grazia ha sempre rappresentato attraversate dal sapore biblico!); oggi invece si presenta come un fiume ghiacciato.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355661063360654322" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMhXJMAq_I/AAAAAAAAAQc/jkspKaKnQHw/s320/DSCN5870.JPG" border="0" /&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Le acque del torrente continuano a scorrere sotto la coltre di ghiaccio e dato il suo spessore non desta preoccupazione nell’attraversamento.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355661914080325426" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMiIqXYrzI/AAAAAAAAAQk/F5RsD2j0Dh8/s320/DSCN5868.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dopo un’attenta perlustrazione per valutare il punto migliore, con l’ausilio dei bastoncini e a piccoli passi guadagnamo l’altra sponda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355662303165395458" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMifT0fsgI/AAAAAAAAAQs/x-oNY9sunyo/s320/DSCN5866.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il sentiero continua con una pendenza importante attraverso un fitto sottobosco e dopo qualche piccolo tornante giungiamo al Pian del Roc dove sorge il Rifugio Toesca ( 1710 mt.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visto che l’ora non è adatta al pranzo ne approfittiamo per sdraiarci all’ombra di un albero. Poco distanti dal rifugio e sdraiati su una coperta ci rilassiamo ascoltando la montagna, guardando il cielo azzurro parzialmente occultato dalle fronde degli alberi, individuando i richiami ritmici degli uccellini e accarezzati dalla fresca brezza provenienti dai vicini nevai riscopriamo ancora una volta in una meraviglia infantile il perché del nostro amore per la montagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso le 13:00 ci accingiamo a pranzare nel rifugio e dopo un buon piatto di spezzatino con polenta e un pezzo di strudel decidiamo di scendere poiché l’affollamento del rifugio inizia ad essere incompatibile con la calma e la quiete vissuta fino a quel momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;INFORMAZIONI ESCURSIONISTICHE:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partenza: Travers a Mont (1285 mt.)&lt;br /&gt;Arrivo: Rif. Toesca (1710 mt.)&lt;br /&gt;Dislivello: 445 mt.&lt;br /&gt;Difficoltà: E&lt;br /&gt;Segnavia: GTA Sentiro dei Franchi – 510 (bianco e rosso)&lt;br /&gt;Durata: 2 h (in salita), 1h 15’ (in discesa)&lt;br /&gt;Punti ristoro (e soccorso): Rifugio Toesca (Tel. 0122 49526 - 349 3973067)&lt;br /&gt;Cartografia: I.G.C. n.1 - Valli di Susa, Chisone e Germagnasca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-4534169150760494140?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/4534169150760494140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=4534169150760494140' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/4534169150760494140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/4534169150760494140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2009/06/rifugio-toesca.html' title='RIFUGIO TOESCA'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SlMdyVV5_sI/AAAAAAAAAPs/XxdwbpBsPB8/s72-c/DSCN5869.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-5210568077568720430</id><published>2008-10-20T10:43:00.031+02:00</published><updated>2009-07-07T15:42:39.723+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='città'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='enogastronomia'/><title type='text'>Perugia, l'Eurochocolate e ...</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxHq_ExhxI/AAAAAAAAAOE/Hy9v9UFSYHQ/s1600-h/untitled.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259157268673431314" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxHq_ExhxI/AAAAAAAAAOE/Hy9v9UFSYHQ/s320/untitled.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il simpatico suono del cellulare misto alla vibrazione dello stesso mi richiama prepotentemente alla vita di tutti i giorni invitandomi, anzi, ordinandomi di scendere dal letto. Avvio il rituale mattutino e la mia mente vaga tra le immagini caotiche e festanti di quest’ultimo week end. Gia! Due giorni intensi trascorsi a Perugia per l’Eurochocolate dove mia moglie, Grazia, aveva in programma la presentazione del suo &lt;a href="http://web.tiscali.it/graziacioce/"&gt;libro&lt;/a&gt; all’interno della rassegna: “&lt;a href="http://www.eurochocolate.com/it/perugia2008/eventi-autore.html"&gt;cioccolato con l’autore&lt;/a&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte lo stress del viaggio e di piccoli contrattempi (venerdì era il 17!!!) Perugia ci ha saputo ripagare con le sue bellezze architettoniche , il fascino medievale che la pervade intensamente e le persone che la popolano: sempre molto gentili, aperte, solari anche sotto la pressione di un evento europeo che decanta una risorsa importante del luogo.&lt;br /&gt;Così tra uno stand di cioccolata e il magnifico Palazzo dei priori, tra una chiave di cioccolata e la gotica Cattedrale o fra una scacchiera sempre di cioccolata e la centrale fontana ci perdiamo in un fiume allegro e variegato di persone alla ricerca della materia prima per soddisfare uno dei più bei peccati capitali: la gola!!&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259158060553037266" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxIZFDlZdI/AAAAAAAAAOM/oC3301_m7hA/s320/DSCN5432.JPG" border="0" /&gt; &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259158658783233730" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxI75oxxsI/AAAAAAAAAOU/TlXuW3ct0R0/s320/DSCN5454.JPG" border="0" /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259159012923978722" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxJQg6gs-I/AAAAAAAAAOc/BkHbQh9Jf-4/s320/DSCN5435.JPG" border="0" /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259159392121822946" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxJmliUnuI/AAAAAAAAAOk/Wzmbmh_muyk/s320/DSCN5444.JPG" border="0" /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259159912028824770" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxKE2Vz5MI/AAAAAAAAAOs/3WLIbpJ_h7c/s320/DSCN5447.JPG" border="0" /&gt;Qualche foto agli stands ma ben presto la mia attenzione è attratta dalle persone festanti, spensierate: ragazzi, bambini, famiglie complete, gruppi turistici tutti avvolti da una babele di lingue differenti; questa è la Perugia multietnica che ho scoperto, così stridente con la dimensione, la conformazione urbanistica, le mura etrusche di questa cittadina che sembra arroccata sulla sua storia e tradizioni ma evidentemente accogliente per chi non è parte del suo vissuto.&lt;br /&gt;Ma ho scoperto anche una Perugia della casualità; Ho, infatti , incontrato un mio ex collega di alcuni anni fa a più di 500 km da dove abitiamo!! Dopo anni senza vederci né sentirci nella stessa città ci incontriamo a Perugia : e allora scompaiono i bei palazzi e la gente rumorosa e si rispolverano i ricordi professionali e personali di un bel rapporto umano che il silenzio di una città laboriosa come Torino non ha evidentemente rotto. Ma il tempo è tiranno e sono costretto a chiudere questo squarcio spaziotemporale per tornare al qui ed ora. Un affettuoso saluto e proseguiamo la passeggiata con una piacevole malinconia che sa di amicizia.&lt;br /&gt;Si avvicina l’ora della presentazione del libro di Grazia e incontriamo il Dott. Matteo Grandi: un altro perugino dai modi gentili, delicati che celano una salda professionalità che dimostrerà poi nell’intervista. Si parla, ovviamente, del libro ma ben presto ci lasciamo andare a discorsi sulle nostre città di provenienza, sull’Umbria come tra amici collaudati (da soli 15 minuti!). Il tempo oggi non gira dalla nostra e ci induce a recarci presso la libreria che ospita l’evento.&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259161127839597842" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxLLnlsBRI/AAAAAAAAAO0/648Ijee5I_U/s320/DSCN5479.JPG" border="0" /&gt; La presentazione del libro è occasione per Grazia di incontrare delle amicizie virtuali coltivate in anni di blog ed anche in questo caso ho la fortuna di conoscere delle belle persone: il simpatico Mauro, la bella Simona, e i buongustai Ale e Giuseppe.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ma la Perugia della casualità ci fa un’altra sorpresa, così usciti dalla libreria le nostre orecchie captano delle note familiari, quelle di una canzone ben conosciuta; è &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.carminetorchia.it/index2.html"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Carmine Torchia &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;un cantante, un poeta, sicuramente un artista che regala versi poetici musicati con la sua chitarra alla folla troppo distratta dalla cioccolata per cogliere l’essenza di questo menestrello dei giorni nostri. Conosciuto a maggio di quest’anno alla Fiera del Libro di Torino in occasione dell’anteprima del libro di Grazia lo rincontriamo ora ad un’altra presentazione libraria; casualità!? Il tempo ci consente solo poche parole con Carmine ma sono attimi che riscaldano tutti.&lt;br /&gt;Una conviviale cena con gli amici del blog porta a conclusione questa giornata ed il breve soggiorno a Perugia.&lt;/span&gt; &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259161567507542546" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxLlNeschI/AAAAAAAAAO8/bQJr_a76QsE/s320/DSCN5488.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Questo viaggio attraverso la Perugia artistica, la Perugia multietnica, la Perugia della casualità, la Perugia genuina mi ha sorprendentemente dimostrato come un viaggio si può intraprendere in vari modi ma quello più soddisfacente è sicuramente quello che porta nei cuori delle persone che incontri!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-5210568077568720430?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/5210568077568720430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=5210568077568720430' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/5210568077568720430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/5210568077568720430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/10/perugia-leurochocolate-e.html' title='Perugia, l&apos;Eurochocolate e ...'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SPxHq_ExhxI/AAAAAAAAAOE/Hy9v9UFSYHQ/s72-c/untitled.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-3426317130263615872</id><published>2008-09-19T19:51:00.010+02:00</published><updated>2009-07-06T11:38:26.743+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Le parole che non ho mai scritto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>LA STAGIONE DELL'AMORE</title><content type='html'>&lt;em&gt;La frenesia quotidiana spesso ci impedisce di cogliere quelle emozioni che sono il sale della vita. Così la vita ci sembra insipida, grigia e triste. A volte un buon libro, una bella passeggiata in montagna, quattro risate con un amico o semplicemente una melodiosa canzone ti riconciliano con la vita inducendoti a riflettere, a stare con te stesso a vivere veramente e a non perdere le occasioni che la vita ti offre.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xxLdw0sWTPM&amp;amp;color1=0xb1b1b1&amp;amp;color2=0xcfcfcf&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/xxLdw0sWTPM&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;LA STAGIONE DELL'AMORE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stagione dell’amore viene e va,&lt;br /&gt;i desideri non invecchiano quasi mai con l’età.&lt;br /&gt;Se penso a come ho speso male il mio tempo&lt;br /&gt;che non tornerà, non ritornerà più.&lt;br /&gt;La stagione dell’amore viene e va,&lt;br /&gt;all’improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.&lt;br /&gt;Ne abbiamo avute di occasioni&lt;br /&gt;perdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.&lt;br /&gt;Ancora un’altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.&lt;br /&gt;Nuove possibilità per conoscersi&lt;br /&gt;e gli orizzonti perduti non ritornano mai.&lt;br /&gt;La stagione dell’amore tornerà&lt;br /&gt;con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.&lt;br /&gt;Se penso a come ho speso male il mio tempo&lt;br /&gt;che non tornerà, non ritornerà più. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-3426317130263615872?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/3426317130263615872/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=3426317130263615872' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/3426317130263615872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/3426317130263615872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/09/la-stagione-dellamore.html' title='LA STAGIONE DELL&apos;AMORE'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-3835032408682795657</id><published>2008-09-03T10:41:00.000+02:00</published><updated>2008-09-03T10:41:00.278+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piemonte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='castelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musei'/><title type='text'>LA REGGIA DI VENARIA REALE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRRHIOHfEI/AAAAAAAAAK4/dxo_ASstav0/s1600-h/DSCN5174.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238901449446358082" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRRHIOHfEI/AAAAAAAAAK4/dxo_ASstav0/s320/DSCN5174.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Approfittando di uno degli ultimi giorni di ferie ho deciso di visitare una delle residenze sabaude tra le più gettonate del nascente turismo torinese. Così, approfittando di una Torino ancora poco propensa a riprendere i consueti ritmi di vita, andiamo a visitare questo gioiello di architettura barocca.&lt;br /&gt;Verso la metà del ‘600 il duca Carlo Emanuele II di Savoia decise di ampliare il già ricco sistema di residenza di corte affidando all’architetto Amedeo di Castellamonte l’incarico di costruire una nuova residenza di piacere e di caccia.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Negli anni a venire la Reggia di Castellamonte subì dei rimaneggiamenti: prima (1699-1798) ad opera di Michelangelo Garove che mutuando lo stile francese diede alla Reggia un carattere imponente e grandioso; più tardi (1716) Filippo Juvarra con la sua genialità artistica realizzò la Galleria Grande (di Diana), la cappella di S. Uberto, la Citroneria e la Scuderia Reale; infine, qualche anno dopo, Benedetto Alfieri unì tutto il complesso con un sistema di gallerie di comunicazione dando unitarietà alla residenza.&lt;br /&gt;Anche il parco annesso subì una evoluzione: da giardini all’italiana pensati dal Castellamonte a giardini alla francese del Garove.&lt;br /&gt;Purtroppo, dalla fine del ‘700 e per tutto l’800, con la Restaurazione, la Reggia ebbe un destino di saccheggio, vandalismo ed infine oblio che la portarono ad essere adibita a caserma militare fino alle due guerre mondiali.&lt;br /&gt;Finalmente solo qualche anno fa (1998) prende vita il più grande progetto europeo di valorizzazione di questo bene culturale. In circa dieci anni di lavori quasi 80.000 mq dell’edificio hanno riacquistato dignità artistica: enormi lavori di restauro, per non parlare dell’approccio di tipo archeologico di alcuni interventi e dello sforzo botanico hanno alla fine ricreato ciò che non c’era più da molti decenni, lo splendido parco della Reggia.&lt;br /&gt;Tutto ciò oggi è visitabile.&lt;br /&gt;La visita alla Reggia concerne due piani: il piano interrato e quello nobile.&lt;br /&gt;Il percorso inizia al piano interrato che nel passato ospitava gli ambienti di servizio e supporto alla vita di corte soprattutto per quanto riguarda il vettovagliamento dei nobili. In tutta la Reggia gli ambienti sono privi di arredi (ormai persi con le vicissitudini storiche) ma conservano affreschi, stucchi e quadri di grande pregio artistico.&lt;br /&gt;Una peculiarità del percorso museale di visita è la destinazione di molte stanze al progetto “&lt;em&gt;Ripopolare la Reggia&lt;/em&gt;” realizzato dal noto regista Peter Greenaway. Il regista, coadiuvato da numerosi attori italiani, fa rivivere personaggi più o meno nobili della corte sabauda attraverso proiezioni su schermi di dialoghi o monologhi concernenti spaccati di vita di corte con tanto di pettegolezzi, intrighi a volte piccanti e divertenti, a volte squallidi, ma sempre interessanti e ben realizzati. Così fra quadri, busti e curiosi personaggi in costume si sale al piano nobile dove il livello architettonico dell’opera raggiunge l’apoteosi nella splendida Galleria Grande (ribattezzata di Diana) realizzata dal genio di Juvarra. Sempre di ingegno Juvarriano è la Cappella di Sant’Uberto, di michelangiolesca concezione e di impareggiabile bellezza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238891582907583074" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRII0f9imI/AAAAAAAAAKA/7iI3tUd5GHM/s320/DSCN5208.JPG" border="0" /&gt; &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238892591546536978" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRJDh-OlBI/AAAAAAAAAKI/47mvkYMWZqc/s320/DSCN5158.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Con questo edificio sacro si chiude il percorso di visita.&lt;br /&gt;Data la lunghezza della visita alla Reggia è consigliabile visitare i giardini in un secondo momento ma chi non può fare altrimenti si troverà a passeggiare in giardini alla francese rigogliosi, sotto pergole di rose rampicanti o sedersi nel boschetto della musica. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238902571582786738" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRSIcgSjLI/AAAAAAAAALA/S0kuzIrjm5U/s320/DSCN5173.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ovviamente quello che si può vedere oggi è solo un’ipotesi verosimile di ciò che poteva essere il parco nel ‘600. Basti pensare che le svariate centinaia di olmi che popolavano i viali oggi sono stati sostituiti con tigli poiché gli olmi sono ormai estinti nel nostro continente.&lt;br /&gt;Fulcro architettonico del parco è l’asse costituito dalla Fontana d’Ercole e il Tempio di Diana uniti dall’Allea della Fontana d’Ercole. Gli attenti scavi archeologici hanno riportato alla luce la struttura, con i basamenti dei padiglioni frontali e alcuni tratti delle scalinate e delle grotte che costituivano la Fontana d’Ercole.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238896668948864642" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRMw3esnoI/AAAAAAAAAKQ/9k0mFQfTTeg/s320/DSCN5181.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Già nel 1751 la fontana, non rispecchiando i canoni del giardino alla francese, fu distrutta e sostituita da un pendio erboso che univa la parte alta con quella bassa del parco! Oggi quello che vediamo ci aiuta a immaginare la magnificenza dell’originaria composizione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dalla fontana parte un viale (chiamato Allea) della lunghezza di un chilometro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238897113311626498" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRNKu3CRQI/AAAAAAAAAKY/S4z3Br_l3TQ/s320/DSCN5168.JPG" border="0" /&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nel ‘600 il viale era percorso dal torrente Ceronda e che metteva in comunicazione idrica la Fontana con il Tempio di Diana. Oggi del torrente rimane solo un simulacro in ciottoli di pietra e del Tempio di Diana solo le fondamenta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238897690713359682" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRNsV2VhUI/AAAAAAAAAKg/T3pHB5IJMas/s320/DSCN5192.JPG" border="0" /&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il Tempio fu abbattuto nel 1700 perché non rispecchiava i canoni della prospettiva “all’infinito” e perché le statue che lo adornavano erano troppo lascive per i tempi. Ecco come si doveva presentare il tempio nel '600.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238899917973027650" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRPt_Ca-0I/AAAAAAAAAKo/p2FVTN3UG2U/s320/tempio+di+diana.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Per concludere la visita ai giardini non si può tralasciare l’enorme &lt;em&gt;Peschiera&lt;/em&gt;: luogo delle navigazioni di piacere e delle feste di corte di cui, malgrado attestata da diversi documenti e progetti, non ne è certa la realizzazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238900769805380594" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRQfkXFK_I/AAAAAAAAAKw/qHi1j49FIpw/s320/DSCN5201.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La visita porta così a compimento un viaggio nel 600 e 700 barocco alla corte dei Savoia dando un’iniezione di cultura del nostro passato attraverso un monumento dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#006600;"&gt;&lt;em&gt;Per maggiori informazioni: &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.lavenaria.it/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#006600;"&gt;&lt;em&gt;http://www.lavenaria.it/&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-3835032408682795657?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/3835032408682795657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=3835032408682795657' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/3835032408682795657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/3835032408682795657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/08/la-reggia-di-venaria-reale.html' title='LA REGGIA DI VENARIA REALE'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLRRHIOHfEI/AAAAAAAAAK4/dxo_ASstav0/s72-c/DSCN5174.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-1139777595109067981</id><published>2008-08-31T11:03:00.037+02:00</published><updated>2008-08-31T19:43:11.294+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piemonte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><title type='text'>IL ROCCIAMELONE (3538 m.)</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLrJhq6-r6I/AAAAAAAAANI/Uz07tywRiqU/s1600-h/roc2.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240722696693526434" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLrJhq6-r6I/AAAAAAAAANI/Uz07tywRiqU/s400/roc2.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nei giorni in cui l’aria inquinata di Torino è spazzata dal vento o ripulita dalla pioggia ci si rende conto come questa città sia attorniata da splendidi monti dalle cime aguzze come ad essere in un anfiteatro naturale costituito dall’arco alpino occidentale. Fra questi giganti, a volte lontani (come il Monviso o il Gran Paradiso), vi è uno che appare molto vicino, di forma piramidale quasi perfetta se non fosse per un’antivetta che ne contende il primato in quota alla sua sorella maggiore; visibile da ogniddove a Torino, quando si imbocca l’autostrada del Frejus verso Susa esso appare sempre più maestoso ed imponente. E’ il Rocciamelone.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Il Rocciamelone (3538 mt) è un monte delle Alpi Graie che con i suoi 3538 mt slm. sovrasta tutta la Val di Susa. È situato nell’area amministrativa del comune di Mompantero a pochi chilometri da Susa.&lt;iframe marginwidth="0" marginheight="0" src="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;amp;q=rocciamelone&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;s=AARTsJq9ZSdKsWfgaYuDn9N1AtKoEBHbdg&amp;amp;ll=45.1922,7.064896&amp;amp;spn=0.169365,0.291824&amp;amp;t=h&amp;amp;z=11&amp;amp;output=embed" frameborder="0" width="425" scrolling="no" height="350"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;small&gt;&lt;a style="COLOR: #0000ff; TEXT-ALIGN: left" href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;amp;q=rocciamelone&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;ll=45.1922,7.064896&amp;amp;spn=0.169365,0.291824&amp;amp;t=h&amp;amp;z=11&amp;amp;source=embed"&gt;Visualizzazione ingrandita della mappa&lt;/a&gt;&lt;/small&gt; La sua considerevole altezza , la presenza di importanti vie di comunicazione nelle vicine e profondi valli di Susa e del Moncenisio (fra cui la Via Francigena) e l’ essere visibile e facilmente riconoscibile in un’ampia area geografica ha fatto sì che questo monte acquistasse , nel medioevo, la fama di monte più alto del Piemonte. Il suo sovrastare l’incessante flusso di pellegrini che da oltralpe transitavano in queste valli per raggiungere Roma ne conferì un’immagine mistica.&lt;br /&gt;Nel 1358, un certo Bonifacio Rotario d’Asti era uno dei tanti nobili italiani partiti per le crociate; catturato dai Turchi, imprigionato e poi riuscito a fuggire tornò a casa.&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLpwbIQZ1RI/AAAAAAAAALg/JArBVwh9ncM/s1600-h/trittico.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240624727774057746" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLpwbIQZ1RI/AAAAAAAAALg/JArBVwh9ncM/s200/trittico.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Durante la prigionia fece voto alla Madonna per il quale se si fosse salvato avrebbe portato una Sua effige sulla vetta più alta che avrebbe visto rientrando a casa. Così fu: il 1 settembre del 1358 portò ad oltre 3500 metri un &lt;a href="http://www.philweb.it/trittico_del_rocciamelone_annullo_vaticano_per_il_650_anniversario-st1419.html"&gt;trittico bronzeo&lt;/a&gt; (attualmente custodito nella cattedrale S. Giusto di Susa). Con questa impresa il nobile piemontese può considerarsi l’antesignano dell’alpinismo che nascerà solo dopo 500 anni dalla sua scalata. Durante l’ascensione Bonifacio costruì sulle pendici del monte un ricovero per viandanti e pellegrini ad incentivo ed aiuto alla scalata ed alla venerazione della Madonna: è l’attuale Rifugio Cà d’Asti, il primo rifugio alpino di tutti i tempi! Dopo un lungo periodo di abbandono nel 1977 è stato modernizzato e rimaneggiato e dal 1980 è tornato ad essere un punto di riferimento per quanti ascendono al Rocciamelone.&lt;br /&gt;Nel 1673, a causa dell’estendersi del ghiacciaio del monte e dunque dell’impossibilità di potervi accedere, il trittico bronzeo fu portato a valle da una delle tante cappellette in legno che l’avevano ospitato in quegli anni.&lt;br /&gt;Nel 1899 lo scultore torinese A.G. Stuardi realizzò una statua della Madonna con le offerte di oltre 130.000 bambini. Gli alpini del battaglione Susa portarono in vette gli spezzoni dell’enorme statua (1400 kg) e la montarono su di un piedistallo di pietre su cui c’è una targa: &lt;em&gt;“I bimbi d’Italia a Maria”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Nel 1920 fu realizzata la prima struttura in pietra quale rifugio per i pellegrini e solo nel 1960 il piccolo santuario meta dell’annuale processione. Un altro primato di questa montagna è proprio il Santuario della Madonna del Rocciamelone il quale risulta essere il più alto d’Europa!&lt;br /&gt;Per la sua altezza, la sua storia, la dimensione mistica di fede religiosa il Rocciamelone è la montagna simbolo della Val Susa nonché un monte a cui i Piemontesi sono particolarmente legati.&lt;br /&gt;Proprio per questo la tentazione di salirci in vetta è stata così forte che quest’anno io ed il mio amico Luigi abbiamo deciso di provarci.&lt;br /&gt;Così programmiamo l’ascesa per il 28 Agosto (senza saperlo l’anniversario dell’inaugurazione della statua della Madonna!!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'ESCURSIONE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parte da Torino molto prima dell’alba, alle 05:00. Arrivati a Susa, attraverso l’autostrada del Frejus, seguiamo il nostro navigatore e le indicazioni per Urbiano dove subito troviamo i cartelli per il Rocciamelone, Cà d’Asti. Imbocchiamo rapidamente una stretta strada di montagna che si inerpica da subito portandoci rapidamente in quota facendoci godere di un panorama alquanto suggestivo: la città di Susa qualche minuto prima dell’alba quando la notte è più buia e la temperatura è più fredda. Dopo circa 15 km su strada asfaltata il percorso diviene sterrato ma fortunatamente più ampio e senza tornanti. Ancora 5 km e giungiamo ad uno slargo dove parcheggiare la macchina (2200 m. slm.): è la stazione di arrivo della teleferica che serviva il Rif. Cà D’Asti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240627207147722450" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLpyrcpJltI/AAAAAAAAALo/q-hoykIJY08/s320/DSCN5212.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;Proseguendo la sterrata ancora per qualche minuto si arriverebbe al Rif. La Reposa ma noi prendiamo subito il sentiero ben indicato da cartelli nei pressi del nostro parcheggio. E’ l’alba (06:45). Il sentiero parte subito ripido e con i muscoli freddi si preannuncia una bella faticaccia! Dopo un primo tratto dritto il percorso prende a zigzagare sui pendii erbosi che ci separano dalla prima tappa dell’escursione: Cà D’Asti. A questa quota (circa 2500) gli alberi hanno lasciato il posto a pascolo erboso. Il sole inizia ad alzarsi e di minuto in minuto il panorama montano cambia colore nelle varie sfumature di rosso nonché nella quota che si eleva rapidamente. Il tempo è sereno ma c’è foschia che potrebbe ostacolare nell’ammirare il panorama dalla vetta. Ma la vetta è ancora lontana. Un bivio ci propone, con idonea segnalazione, una scorciatoia che decidiamo di prendere e ben presto ci troviamo sotto uno sperone roccioso aggirato il quale raggiungiamo il Rifugio Cà D’Asti (2850 m.).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240628033643675730" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLpzbjlJAFI/AAAAAAAAALw/qovkl92wsdU/s320/DSCN5227.JPG" border="0" /&gt; Dopo solo 1h 30’ la stanchezza si fa già sentire. Facciamo una pausa, beviamo, mangiamo uno snak, facciamo alcune foto e ci rimettiamo in marcia. La vetta è in vista, splendidamente investita dal sole assume con il suo ripido pendio roccioso un caldo color ocra.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240628907712341058" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLp0ObvWZEI/AAAAAAAAAL4/cFSHTVux6TA/s320/DSCN5218.JPG" border="0" /&gt; Il percorso ora perde anche quella presenza esigua di erba per lasciare il posto alle pietre. Così tra sfasciumi, pietraie probabili residui di frane iniziamo il tratto che per me è stato più duro! Passo dopo passo, in un sentiero pietroso irregolare che sale con tornantini ampi lungo il pendio scosceso del Rocciamelone, si sale in una monotonia che non avevo mai provato in montagna.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240629614335770834" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLp03kHgQNI/AAAAAAAAAMA/sZuZckWOLwM/s320/DSCN5237.JPG" border="0" /&gt; Lo sguardo basso a seguire il sentiero, concentrato sui battiti cardiaci sempre più rapidi, pietra dopo pietra sembra di salire troppo lentamente; bando ai discorsi, inutile spreco di fiato ed energia, i pensieri vagano; il percorso concilia la meditazione, il raccoglimento interiore alla ricerca delle forze non tanto fisiche quanto mentali per continuare a salire. Scopro ancora una volta una montagna maestra di vita. A dispetto di un percorso così noioso, le fugaci soste per prendere fiato mi regalano un belvedere mozzafiato: riesco a distinguere oltre l’Orsiera Rocciavrè il Monviso!!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240630172509847026" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLp1YDekvfI/AAAAAAAAAMI/lnU6gRN0NwI/s320/DSCN5239.JPG" border="0" /&gt; Siamo ormai oltre i 3000 m.: più in alto di così non ero mai andato!! Nel giro di 1h 30’ dal rifugio raggiungiamo una croce di ferro sormontata su una stele fatta di pietre( 3300 m) dove ci fermiamo per la seconda sosta.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240678658055830290" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqheSNjexI/AAAAAAAAAMQ/zp7FbmXI-CQ/s320/DSCN5246.JPG" border="0" /&gt; Ci troviamo sull’anticima del monte, poco più sopra di noi la vetta è ben visibile. La stanchezza c’è ma sembra attutita dal raggiungimento ormai imminente della nostra meta. Ci apprestiamo a compiere l’ultimo tratto del percorso quello che a detta di molti è il più difficile e relativamente rischioso. &lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqiOTsNm-I/AAAAAAAAAMY/CwHWqOgAq4E/s1600-h/DSCN5250.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240679483086576610" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqiOTsNm-I/AAAAAAAAAMY/CwHWqOgAq4E/s320/DSCN5250.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqjG8rPqmI/AAAAAAAAAMg/HNxXCMt7WMk/s1600-h/DSCN5251.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240680456161045090" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqjG8rPqmI/AAAAAAAAAMg/HNxXCMt7WMk/s320/DSCN5251.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;Il sentiero, che fino ad ora si era tenuto sul versante Sud, volge verso Est e taglia il pendio parallelamente alla cresta. Alla mia sinistra ho solo roccia, alla mia destra il ripido e scosceso pendio ma il sentiero è largo e non ci sono problemi di alcuna sorta. Si procede spediti senza più nessuna stanchezza ad appesantirci le gambe. Giungiamo sotto la vetta. La salita divine molto più ripida; gradoni di pietra e delle corde fisse sono di aiuto a superare alcuni punti in cui il percorso è più esposto.&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240681419602130242" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqj_Bxf9UI/AAAAAAAAAMo/C_Wvzp1IcLc/s320/DSCN5254.JPG" border="0" /&gt; La concentrazione è tale che all’improvviso mi si para di fronte il busto del Re Vittorio Emanuele II e sopra esso la statua della Madonna con annesso Rifugio-Santuario. Siamo arrivati, quota 3538mt.&lt;br /&gt;Il Rifugio Santa Maria ed il santuario della Madonna del Rocciamelone sono in un unico edificio con tetto, doppie porte e doppi infissi in acciaio. In realtà il rifugio è più propriamente un bivacco di alta montagna sempre aperto mentre il santuario e una cappella chiusa che viene aperta solo in occasione della festa della Madonna della neve (5 Agosto).&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqksW3AagI/AAAAAAAAAMw/4k6FJmBmJ-Y/s1600-h/DSCN5261.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240682198356486658" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqksW3AagI/AAAAAAAAAMw/4k6FJmBmJ-Y/s320/DSCN5261.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqk8M7qvuI/AAAAAAAAAM4/REybLzSzdYY/s1600-h/DSCN5267.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240682470569590498" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqk8M7qvuI/AAAAAAAAAM4/REybLzSzdYY/s320/DSCN5267.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Passo gran parte del tempo a girarmi intorno ammirando e fotografando il panorama. Strane e suggestive correnti ascensionali portano in quota nuvole rarefatte come sbuffi di fumo che prendono forme strane. Ciò, purtroppo, annebbia la visuale verso Sud e la Val di Susa, diversamente a Nord il cielo è terso ed è li che si perde il mio sguardo a cercare di riconoscere le vette valdostane. Il Bianco, il Gran Paradiso, il Monte rosa. A Est, sotto di noi il Lago Malciaussia; A Nord-Ovest il vicino ghiacciaio del Rocciamelone con il recente &lt;a href="http://www.nimbus.it/ghiacciai/2001/010902rocciamel.htm"&gt;lago effimero&lt;/a&gt;; più a Ovest la Val Cenischia con il lago del Moncenisio e dunque i monti francesi.&lt;br /&gt;Luigi mi richiama agli elementari bisogni fisiologici di alimentazione, così diamo fondo alla nostra colazione al sacco; ci sdraiamo al sole e aspettiamo che gli altri escursionisti finiscano di fare le foto con la statua per fare altrettanto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5240685310246602722" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLqnhfjbR-I/AAAAAAAAANA/K4kBhHg-ybE/s320/DSCN5281.JPG" border="0" /&gt;Dopodichè ci apprestiamo alla discesa.&lt;br /&gt;Per lo stesso percorso di salita, se si eccettua qualche scorciatoia per tagliare i tornanti del pendio pietroso, ritorniamo al Rifugio Cà D’Asti. Gli addensamenti nuvolosi in quota, ormai, sono fitti e dal rifugio non è più visibile né la valle ne la nostra cima! Ci riposiamo e reidratiamo e riprendiamo la discesa. Complice la fitta nebbia nonché l’assenza di numerazione dei sentieri, imbocchiamo un percorso errato. Perdiamo un po’ di tempo ad accorgerci del banale errore e a tornare indietro aggiungendo, così, ai già 1300 metri di dislivello altri 300m. di inutile e nebbioso percorso montano!&lt;br /&gt;Oramai siamo nella zona di pascolo, a circa 2500m, e la nebbia si dirada a sprazzi lasciandoci intravedere il parcheggio. Ben presto siamo all’auto.&lt;br /&gt;La discesa sulla stradina di montagna è rapida. Le sinuose curve del tracciato e il panorama di Susa mi rilassano facendomi avvertire l’indolenzimento delle gambe e un generale senso di stanchezza. In uno stanco silenzio con il mio compagno di escursione, Luigi, ripenso all’impresa appena compiuta e mi vengono in mente le parole che ho letto nel bivacco, lasciate su un foglio di carta da un certo Enrico: una poesia, un’interpretazione poetica di ciò che il Rocciamelone ti induce a pensare come dazio per lasciare conquistare la sua vetta: &lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;OLTRE LA PORTA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Oltre la porta del tuo sentirti debole&lt;br /&gt;sta la tua forza&lt;br /&gt;Oltre la porta del tuo provar dolore&lt;br /&gt;Stanno il tuo piacere e la tua gioia&lt;br /&gt;Oltre la porta del tuo provar paura&lt;br /&gt;Stanno la tua sicurezza e la tua incolumità.&lt;br /&gt;Oltre la porta del tuo sentirti solo&lt;br /&gt;Sta la tua capacità di realizzarti,&lt;br /&gt;di avere amore e compagnia.&lt;br /&gt;Oltre la porta del tuo provare odio&lt;br /&gt;Sta la tua capacità di amare.&lt;br /&gt;Oltre la porta del tuo sentirti impotente&lt;br /&gt;Sta la tua speranza vera e giustificata.&lt;br /&gt;Oltre la porta delle tue carenze infantili accettate&lt;br /&gt;Sta la tua realizzazione di oggi.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Enrico ‘44 &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In pochi minuti siamo in valle e ci lasciamo alle spalle questo immenso gigante della natura lieti e grati per averci permesso di salire fino in cima al cospetto della Madonna! &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;INFORMAZIONI ESCURSIONISTICHE:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Partenza:&lt;/strong&gt; Parcheggio 150m prima del Rif. La Reposa (teleferica) – 2110 m.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Arrivo:&lt;/strong&gt; Vetta 3538 m.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dislivello:&lt;/strong&gt; 1428 m.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Difficoltà:&lt;/strong&gt; EE (percorso lungo, ed in alta quota con possibilità di placche di ghiaccio o neve nel tratto finale).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Segnavia:&lt;/strong&gt; bianco e rosso&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Durata:&lt;/strong&gt; 4 h (in salita), 2h 30’ (in discesa)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Punti ristoro (e soccorso):&lt;/strong&gt; Rifugio La Reposa (tel. 328-2544055 oppure 333-7009549)Rifugio Cà D’Asti (tel. 0122-33192)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cartografia:&lt;/strong&gt; I.G.C. foglio 2 - Valli di Lanzo e Moncenisio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Consiglio:&lt;/strong&gt; per godersi appieno questa spettacolare escursione sarebbe auspicabile compierla in due giorni con pernottamento al Rifugio Cà D’Asti o per i più audaci direttamente al bivacco di vetta. &lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/28085325@N02/sets/72157607037128356/show/"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;Photo Gallery di AgoRàf&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;Photo Gallery di www.rocciamelone.com: &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.archivoltogallery.com/photogallery/montagne/rocciamelone/percorsi/Reposa-vetta/1.asp"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;salita in vetta!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.archivoltogallery.com/photogallery/montagne/rocciamelone/Vetta/invetta/1.asp"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#3333ff;"&gt;vetta&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.archivoltogallery.com/photogallery/montagne/rocciamelone/Vetta/daesterno/1.asp"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#3333ff;"&gt;dall'esterno!&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-1139777595109067981?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/1139777595109067981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=1139777595109067981' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/1139777595109067981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/1139777595109067981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/08/il-rocciamelone-3538-m.html' title='IL ROCCIAMELONE (3538 m.)'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLrJhq6-r6I/AAAAAAAAANI/Uz07tywRiqU/s72-c/roc2.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-211706958842864747</id><published>2008-08-28T20:44:00.006+02:00</published><updated>2008-08-28T21:43:46.312+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vacanze'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alto Adige'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Valle Aurina'/><title type='text'>Le Cascate di Riva e il sentiero di San Francesco</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLKqHRgYBdI/AAAAAAAAAIo/uOleGOtd_Og/s1600-h/Cascate+di+Riva.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238436358520309202" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLKqHRgYBdI/AAAAAAAAAIo/uOleGOtd_Og/s320/Cascate+di+Riva.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda escursione della nostra vacanza in Valle Aurina capita dopo una giornata di passeggio e compere trascorsa a S. Candido. Quindi ben riposati decidiamo di visitare le famose Cascate di Riva.&lt;br /&gt;Discendiamo in macchina tutta la valle fino a Campo Tures dove parcheggiamo ed iniziamo l’escursione. Dall’ufficio informazioni turistiche prendiamo la strada a destra dello stesso che conduce a St. Moritzen; ne superiamo il ponte e svoltiamo subito a destra trovandoci sul versante orografico sinistro del Rio Aurino; lo percorriamo solo per poco, infatti riattraversiamo il fiume per percorrere l’altra sponda, più ombrosa e piacevolmente rinfrescata dallo scorrere delle acque.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Ben presto ci troviamo a riattraversare il fiume per l’ultima volta dandoci la possibilità di scattare delle belle foto al castello che fino ad ora ha vigilato sulla nostra passeggiata.&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238437842939923698" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLKrdrZlzPI/AAAAAAAAAIw/OV9pqYlQy90/s320/DSCN3048.JPG" border="0" /&gt;Da qui, rapidamente e sempre su strada asfaltata e piacevolmente pianeggiante, arriviamo al parcheggio delle cascate (885 mt). Volendo l’escursione potrebbe iniziare proprio da questo parcheggio ma io preferisco usare la macchina il meno possibile e poi la passeggiata da Campo Tures è veramente romantica se si pensa che era lo stesso percorso che facevano i cavalieri con le loro dame discorrendo di chissà quali avventure ed esercitando chissà quali corteggiamenti amorosi.&lt;br /&gt;Il sentiero che conduce alle cascate è il nr. 2 e ripercorre, contemporaneamente, il sentiero di S. Francesco. Il sentiero inizia a salire leggermente in un fitto bosco con una ricca vegetazione di felci, muschi e numerosi funghi.&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238440550326171586" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLKt7RMxd8I/AAAAAAAAAI4/HVgKmUuCcu8/s320/DSCN3056.JPG" border="0" /&gt; La luce penetra tra le fronde degli alti alberi creando dei giochi di chiaro-scuro suggestivi e molto piacevoli. Suggestivo è l’avvicendarsi su tutto il percorso di sculture lignee (eseguite da artisti della Valle Aurina) che, come tappe di una Via Crucis, scandiscono il Cantico dei Cantici di S. Francesco. &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238441205043676642" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLKuhYNlxeI/AAAAAAAAAJA/WCFmKeKnUw4/s320/DSCN3061.JPG" border="0" /&gt;Il sentiero diviene così non solo un percorso paesaggistico ma soprattutto spirituale e meditativo che, per i suoi circa 300 mt di dislivello, conduce l’anima a ben altre quote!&lt;br /&gt;Ben presto il silenzio del sottobosco viene interrotto dal fragoroso scrosciare delle acque impetuose del torrente Riva che, attraverso la Gola di Tobl ed alimentato dai ghiacciai delle Vedrette di Ries, crea un monumento naturalistico da non perdere. &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238443035879695890" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLKwL8m6ZhI/AAAAAAAAAJI/vdE7tesVBVs/s320/DSCN3060.JPG" border="0" /&gt;Siamo alla prima cascata.&lt;br /&gt;Attraverso un tratto ben più ripido il sentiero ci conduce all’altezza del secondo balzo d’acqua e ancora su fino alla terza ed ultima cascata. Qui un ponte ci porta sull’altra sponda del torrente/cascata e rappresenta un belvedere tanto stupendo quanto umido!!&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238446300423995442" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLKzJ9-7QDI/AAAAAAAAAJY/iBHINlAWeqM/s320/IMG_0216.JPG" border="0" /&gt; A questo punto il percorso di visita delle cascate è terminato ma il sentiero di S. Francesco continua con una impietosa salita di circa 150 mt. Così dopo alcune timide esitazioni da parte delle donne del gruppo si riprende a salire il sentiero irto caratterizzato da staccionate, gradoni rocciosi o in legno e dalle immancabili stazioni meditative del Santo. L’acme spirituale ma anche fisica della nostra escursione la raggiungiamo nei pressi della cappella di Tobl, piccola chiesa in granito ricostruita dalle rovine del castello Toblburg. &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238447094489088082" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLKz4MGzAFI/AAAAAAAAAJg/sX_8k-grF94/s320/IMG_0227.JPG" border="0" /&gt;Si narra che all’interno del castello fosse nascosto un tesoro così ché, quando andò in rovina, gli abitanti del luogo si diedero alla ricerca distruggendo il maniero già in precarie condizioni tralasciando solo la vecchia cappella che resistendo a stento fino ai giorni nostri ha dimostrato di essere il vero tesoro di Tobl: un tesoro spirituale ristrutturato nel 1982-84, collocato in un sentiero meditativo e consacrato a S. Francesco e S. Chiara come nelle originarie intenzioni degli allora signori di Tures. La cappella è costituita da un piano principale nonché da una cripta anch’essa dotata di altare, il tutto di dimensioni ridotte ma accoglienti. &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238448079958706370" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLK0xjRECMI/AAAAAAAAAJw/qyQ0k3vd4ko/s320/DSCN4794.JPG" border="0" /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238447613764828498" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLK0Wajx_VI/AAAAAAAAAJo/i2sycOQOCT0/s320/Cripta+di+Tobl.JPG" border="0" /&gt;La chiesetta è aperta tutti i giorni e tutte le notti ed è possibile officiare Messa liberamente.&lt;br /&gt;Il fresco dell’edificio e il suo significato induce non solo in riflessione ma anche in preghiera, perciò dopo alcuni minuti di raccoglimento si riprende il sentiero in direzione inversa per il ritorno.&lt;br /&gt;All’altezza dell’ultimo salto della cascata (quello più alto) si può deviare per il ristorante Toblhof, attraversare la strada e prendere il sentiero nr. 2a , dapprima monotono in seguito diviene un sentiero natura con tanto di tavole didattiche e padiglioni panoramici sulla piana di Campo Tures per poi giungere all’omonimo castello.Noi però proseguiamo dritti per la stessa strada fatta all’andata così incrociamo un gruppo di preghiera di lingua tedesca intento a lodare il Signore nei pressi di una stazione del sentiero: prova che questo non è solo un sentiero di montagna ma anche un percorso dell’anima!&lt;br /&gt;In breve tempo giungiamo al parcheggio delle cascate dove ricevo la telefonata di mio fratello che mi annuncia il suo imminente arrivo in paese.&lt;br /&gt;Conclusione migliore di questa escursione non poteva essere che il riabbracciare mio fratello dopo tanto tempo di lontananza!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-211706958842864747?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/211706958842864747/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=211706958842864747' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/211706958842864747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/211706958842864747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/08/le-cascate-di-riva-e-il-sentiero-di-san.html' title='Le Cascate di Riva e il sentiero di San Francesco'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLKqHRgYBdI/AAAAAAAAAIo/uOleGOtd_Og/s72-c/Cascate+di+Riva.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-3413629825854873433</id><published>2008-08-26T09:12:00.008+02:00</published><updated>2008-08-26T15:10:36.718+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vacanze'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alto Adige'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Valle Aurina'/><title type='text'>LAGO CHIUSETTA (KLAUSSEE)</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGnTQSPw7I/AAAAAAAAAHA/yGIZyuoRMgM/s1600-h/DSCN3110.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238151790839448498" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGnTQSPw7I/AAAAAAAAAHA/yGIZyuoRMgM/s320/DSCN3110.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo il nostro arrivo a Cadipietra (&lt;a href="http://agoraf.blogspot.com/2008/08/la-valle-aurina.html"&gt;Valle Aurina&lt;/a&gt;) decidiamo di effettuare una escursione facile e di dislivello accettabile (562 mt) anche per chi non è propriamente allenato. Dunque, la nostra prima meta in quota è il lago Chiusetta (Klaussee) a 2162 mt. slm. E’ un’escursione già effettuata l’anno scorso anche se con una deviazione panoramica, per quest’anno, invece, l’obiettivo è di arrivare tutti direttamente al lago per poi tentare in solitaria di conquistare la cima del monte Fumo (Rauchkofel) a 2653mt. slm.! Purtroppo, il tempo non è clemente e già dal mattino le nuvole sono dense e minacciose. &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Partiamo ugualmente con una buona dose di ottimismo consci che anche per quest’anno il Rauchkofel rimarrà inviolato (almeno dai miei scarponi). Usciti dall’albergo attraversiamo un ponte che supera il Rio Aurino e ci porta su un sentierino frapposto tra il fiume e un bellissimo campo di mais, in pochi minuti siamo alla funivia &lt;a href="http://www.klausberg.it/"&gt;Klausberg &lt;/a&gt;dove ci imbarchiamo quasi per primi. I primi 550 mt di dislivello volano in pochi minuti permettendoci di godere già di una visione panoramica della vallata e dei monti che la cingono.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238153828949714690" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGpJ41mZwI/AAAAAAAAAHI/M3ye3zBOk6Q/s320/IMG_0010.JPG" border="0" /&gt;Scesi dalla cabinovia imbocchiamo subito il sentiero nr.33 che ci porta in un bellissimo bosco dove la già poca luce filtrata dalle nuvole diventa ancora più fioca. &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238158201049427250" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGtIYLZrTI/AAAAAAAAAHg/2HoLQ7UIWcs/s320/IMG_0016.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGqXFuAoDI/AAAAAAAAAHQ/n77JzMZ6pDc/s1600-h/IMG_0016.JPG"&gt;&lt;/a&gt;In questa penombra abbiamo la fortuna di incontrare uno scoiattolo che ci taglia il sentiero e si arrampica su un albero per poi compiere delle evoluzioni sorprendenti da un ramo all’altro. Restiamo muti e lo seguiamo con lo sguardo per qualche istante e dopo qualche vano tentativo di fotografarlo proseguiamo per la nostra meta. Ben presto il bosco termina ed il percorso prosegue interamente esposto al sole ma questo non è un problema visto che, purtroppo, il tempo non migliora. Questa considerazione meteorologica mi porta ad affrettare il passo e così superiamo rapidamente la malga Speck und Schnaps (1726mt).&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238156634548124002" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGrtMgYuWI/AAAAAAAAAHY/6mFn8-yLAT8/s320/IMG_0020.JPG" border="0" /&gt; Il sentiero, che fino ad ora è stato in leggera pendenza, inizia ad essere più irto, così, percorredo delle balze erbose, giungiamo alla malga Baurschafts (1882 mt) dove Giovanna e Grazia necessitano di prendere fiato. Mentre beviamo, scattiamo foto, e ci godiamo il panorama, ricordo che l’anno scorso, proprio in questo punto, complice un cartello non ben posizionato (ma soprattutto la mia voglia di non arrivare troppo presto al lago!), abbiamo imboccato un sentiero errato che malgrado fosse segnato con vernice rossa non era e non è riportato nella cartina topografica. &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238160288014267506" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGvB2ul9HI/AAAAAAAAAHw/9SUfrCotyfU/s320/IMG_0025.JPG" border="0" /&gt;Tale sentiero si inerpica audacemente in un fittissimo bosco con ricca vegetazione che mi costa la lamentela poco bucolica di mia moglie. Il sentiero non identificato si congiunge poi con il nr. 33b che percorrendolo in direzione N guadagna il Breite Rast (2098 mt): un belvedere sulle alpi aurine che merita “ l’errore” commesso! &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238161324363762130" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGv-LbkSdI/AAAAAAAAAH4/W7HajTLSTcc/s320/DSCN3100.JPG" border="0" /&gt;Da questo punto, ripercorrendo in direzione S tutto il sentiero 33b (senza deviazioni) si taglia a mezza costa il monte Sattelnock attraverso delle interessanti anche se non paesaggistiche strutture antivalanga e si arriva al lago Klaus con un percorso che domina l’intera valle di Chiusetta. &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238162308368750402" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGw3dIo10I/AAAAAAAAAIA/V0m9tSNudxE/s320/DSCN3102.JPG" border="0" /&gt;. Ma tutto ciò ha riguardato l’anno scorso. Quest’anno non ci sono esitazioni e anziché svoltare a sinistra della malga Baurschafts proseguiamo dritti passando davanti al ristorante-rifugio Bachmair (1888 mt) e imboccando subito dopo una carrareccia che con ampi tornanti ci conduce a quota 2162 mt proprio dove c’è una conca in cui è ubicato il lago Klaus. &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238164368115119858" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGyvWScNvI/AAAAAAAAAII/44TV5oh8hqo/s320/IMG_0043.JPG" border="0" /&gt;Purtroppo il tempo minaccia pioggia, ed è presente un fastidioso vento. Le condizioni di luce, da un lato e quelle termiche dall’altro non permettono di apprezzare questo gioiello lacustre in cui si tuffa il monte Fumo ed in cui si specchiano le alpi dello Zillertal. Nella quiete incantata di questo luogo resto immerso in atteggiamento contemplativo vagando con gli occhi dalla superfice piatta del lago alla vetta del sovrastante gigante di roccia fino a scorgerne la croce e ad anelarne l’altitudine.&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238165319253341538" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGzmtjdtWI/AAAAAAAAAIQ/Q6RjgODi4f4/s320/DSCN3117.JPG" border="0" /&gt; &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238165942438117586" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLG0K_GSwNI/AAAAAAAAAIY/eOJ6jrD8PHY/s320/IMG_0056.JPG" border="0" /&gt;Ma le manovre fotografiche di Giovanna mi richiamano alle consuete foto ricordo che però non rendono onore alla bellezza e fascino di questo luogo.&lt;br /&gt;Ancora qualche istante e poi infreddoliti ed affamati scendiamo rapidamente presso il Bachmair, ristorante che serve un seggiovia del comprensorio sciistico. Rassettati e adeguatamente rifocillati non indugiamo un attimo e scendiamo velocemente verso la cabinovia di Klausberg prima che la pioggia ci colga. Giunti alla stazione della funivia ci riposiamo un attimo ed io ne approfitto per una foto al fotopoint dell’impianto (una foto in più non fa mai male!).&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238166356207284914" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLG0jEgjMrI/AAAAAAAAAIg/vVFk-0JCfis/s320/snapshot.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;Dopo qualche minuto eravamo già in albergo a sorseggiare un eccellente succo di mela altoatesino ma con gli occhi ancora persi nelle verdi acque del Klaussee mentre le nuvole iniziavano a rovesciare il loro carico d’acqua. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;Informazioni escursionistiche:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;Partenza:&lt;/strong&gt; stazione a monte della cabinovia Klausberg (1602 mt)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;Arrivo:&lt;/strong&gt; Lago Klaus (2162 mt)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;Segnavia:&lt;/strong&gt; 33&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;Dislivello:&lt;/strong&gt; 560 mt&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;Difficoltà:&lt;/strong&gt; E&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;Durata:&lt;/strong&gt; 2h andata; 1h ritorno(seguendo lo stesso percorso dell'andata)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;Punti ristoro:&lt;/strong&gt; Speck und Schnapsalm; Baurshaftsalm; Bachmair.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;Cartografia di riferimento:&lt;/strong&gt; &lt;a href="http://www.tabaccoeditrice.com/ita/map.asp?cat=1&amp;amp;id=66"&gt;Carta Tabacco foglio 035 - Valle Aurina e Vedrette di Ries &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-3413629825854873433?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/3413629825854873433/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=3413629825854873433' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/3413629825854873433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/3413629825854873433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/08/lago-chiusetta-klaussee.html' title='LAGO CHIUSETTA (KLAUSSEE)'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLGnTQSPw7I/AAAAAAAAAHA/yGIZyuoRMgM/s72-c/DSCN3110.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-957870684131223632</id><published>2008-08-24T10:35:00.016+02:00</published><updated>2008-08-24T17:06:05.513+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vacanze'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='montagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alto Adige'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Valle Aurina'/><title type='text'>LA VALLE AURINA</title><content type='html'>Siamo tornati dalle vacanze da pochi giorni e i ritmi stentano a tornare quelli rutinari di sempre. Complice la città semideserta che sembra rifiutare la sua vocazione produttiva e laboriosa il tutto già innesta punte di malinconia per i luoghi appena visitati così, fra una faccenda e l’altra, rivedo le foto e ravvivo le emozioni vissute.&lt;br /&gt;&lt;iframe marginwidth="0" marginheight="0" src="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;amp;q=valle+aurina&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;s=AARTsJr4EccfMW8dFWPO1vY0Bk0VPYOljA&amp;amp;ll=46.969008,12.031403&amp;amp;spn=0.281138,0.411987&amp;amp;z=10&amp;amp;output=embed" frameborder="0" width="300" scrolling="no" height="300"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;small&gt;&lt;a style="COLOR: #0000ff; TEXT-ALIGN: left" href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;amp;q=valle+aurina&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;ll=46.969008,12.031403&amp;amp;spn=0.281138,0.411987&amp;amp;z=10&amp;amp;source=embed"&gt;Visualizzazione ingrandita della mappa&lt;/a&gt;&lt;/small&gt;&lt;br /&gt;Quest’anno siamo ritornati, per il secondo anno di seguito, nella valle Aurina (Alto Adige) con la variante di essere accompagnati da mia cognata e il compagno: Giovanna e Domenico nonché dalla prospettiva di rincontrare mio fratello aggiuntosi solo per qualche giorno alla comitiva. Dunque montagna e famiglia ovvero sentimenti e valori genuini e sinceri che hanno provocato cascate di emozioni che ancora stentano a sedarsi.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La valle Aurina è il proseguimento naturale della Valle di Tures che si apre a sua volta nella Val Punteria all’altezza di Brunico. Entrambe le valli (Tures e Aurina) sono scavate dal Rio Aurino (Rio Ahr). Esso scorre sinuoso nell’ampio fondovalle che caratterizza la Val di Tures che geograficamente termina con il comune di Campo Tures dove le alpi aurine iniziano a stringersi con una gola presidiata da un magnifico castello costruito su un piccolo promontorio che domina la cittadina omonima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238005544989299682" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLEiSoCdE-I/AAAAAAAAAGg/idFIJi8OfE4/s320/DSCN5145.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;La strada e l’Aurino transitando al cospetto del suggestivo maniero proseguono nella Valle Aurina prima verso NO fino a Lutago e da qui volge a NE. Da questo punto in poi la Valle Aurina diviene il territorio italiano più a Nord della penisola, incuneandosi nel territorio austriaco al cospetto delle alpi dello Zillertal, ad Ovest e del gruppo delle Vedrette di Ries ad Est e con gli Alti Tauri più a Nord. Risalendo la valle si trovano i piccoli paesi di S. Giovanni, Cadipietra, S. Giacomo, S. Pietro e Predoi che con la sua frazione Casere costituisce il comune più a Nord d’Italia! Il comune di Cadipietra , che ci ha visto soggiornare in questa vacanza, ha la peculiarità unica nella valle di essere dotato di alcuni grossi edifici in pietra (da cui il nome). Essi erano sede amministrativa delle vicine miniere, dei magazzini di supporto all’attività estrattiva e della casa padronale dei conti Enzenberg. Attualmente questi edifici sono le sedi del municipio e di uno splendido Museo Minerario multimediale costituito dalla ricca collezione di oggetti e documenti inerenti l’attività mineraria di proprietà della famiglia Enzenberg. La bellissima casa è ancora di proprietà del conte! &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238008000083210514" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLEkhh-dMRI/AAAAAAAAAGo/qer2PWrfJOE/s320/Museo+minerario.jpg" border="0" /&gt;Altro comune che merita una menzione speciale è sicuramente Predoi dov’è ubicata la miniera di rame improduttiva dal 1971 e comunque attualmente visitabile nella sua galleria più moderna: St. Ignaz. &lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238009499825608402" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLEl4086FtI/AAAAAAAAAGw/iFSHgfHtC7Q/s320/DSCN4799.JPG" border="0" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238010137909955618" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLEmd-AEjCI/AAAAAAAAAG4/NpKyKGQfnzE/s320/IMG_0010.JPG" border="0" /&gt;Questo impianto minerario ospita anche un &lt;a href="http://www.ich-atme.com/it-willkommen.htm"&gt;centro di speleoterapia&lt;/a&gt; per la cura delle malattie respiratorie. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;A completare la panoramica sulla Valle Aurina non può non mancare un cenno ai due impianti sciistici (le cui cabinovie funzionano anche d’estate) di Klausberg a Cadipietra e di Speikoboden a Lutago e poi….montagne, montagne e montagne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Valle Aurina è una valle che lontana dalle ribalte turistiche più mondane si attornia di una quiete genuina senza tanti fronzoli né grandi pretese se non quella di sommergere, chi ne ha voglia, di tanta natura e serenità grazie ai suoi monti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornerò presto a scrivere di questa valle e dei luoghi circostanti certo di ritornarci per il sublime fascino che riesce ad esercitare su di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#009900;"&gt;&lt;strong&gt;Momenti condivisi con mio fratello Roberto (alias &lt;a href="http://montagneluminose.blogspot.com/"&gt;Trekker&lt;/a&gt;):&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#009900;"&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#009900;"&gt;&lt;a href="http://montagneluminose.blogspot.com/2008/08/la-miniera-di-predoi.html"&gt;La miniera di Predoi &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://montagneluminose.blogspot.com/2008/08/museo-minerario-di-cadipietra.html"&gt;Il museo minerario di Cadipietra&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://montagneluminose.blogspot.com/2008/08/museo-dei-presepi-e-dellarte-popolare.html"&gt;Il museo dei presepi e dell'arte popolare "Maranathà" di Lutago &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://montagneluminose.blogspot.com/2008/08/brunico.html"&gt;Brunico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://montagneluminose.blogspot.com/2008/08/il-castel-neuhaus-di-gais.html"&gt;Il Castel Neuhaus di Gais &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://montagneluminose.blogspot.com/2008/08/rifugio-brigata-tridentina-alla-vetta.html"&gt;Rifugio Brigata Tridentina alla Vetta d'Italia&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://montagneluminose.blogspot.com/2008/08/rifugio-brigata-tridentina-alla-vetta.html"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-957870684131223632?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/957870684131223632/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=957870684131223632' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/957870684131223632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/957870684131223632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/08/la-valle-aurina.html' title='LA VALLE AURINA'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SLEiSoCdE-I/AAAAAAAAAGg/idFIJi8OfE4/s72-c/DSCN5145.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-1325346901290256185</id><published>2008-08-07T20:28:00.007+02:00</published><updated>2008-08-24T17:05:31.037+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='enogastronomia'/><title type='text'>Il vino della vittoria anglo-italiano - II parte</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SJtDbPJOvEI/AAAAAAAAAFs/SO5LjFC-V1s/s1600-h/bottiglia_vino_marsala+florio.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SJtCGjvRmAI/AAAAAAAAAFc/H6CL4vWJ6hQ/s1600-h/wood2.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5231848072561137666" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SJtCGjvRmAI/AAAAAAAAAFc/H6CL4vWJ6hQ/s320/wood2.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SJs_SzCvb-I/AAAAAAAAAFU/TJtzLz9Lceg/s1600-h/john_woodhouse.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Qualche anno prima della battaglia di &lt;a href="http://agoraf.blogspot.com/2008/07/il-vino-della-vittoria-anglo-italiano-i.html"&gt;Trafalgar&lt;/a&gt; (precisamente nel 1773) un commerciante inglese di nome John Woodhouse, a causa di vicissitudini meteorologiche legate alla navigazione, approdò casualmente a Marsala. Qui, approfittando della sosta forzata, cerco di concludere qualche buon affare. In una locanda del porto assaggiò un vino locale: il Perpetuum e ne fu subito entusiasta.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Il vino, simile per processo produttivo (metodo Soleras) nonché per sapore al Porto avrebbe sicuramente riscosso successo nei salotti londinesi sia da parte degli uomini che delle loro signore. Purtroppo la lontananza dall’Inghilterra rendeva il trasporto proibitivo a causa del possibile deterioramento del prodotto durante la navigazione. Così Woodhouse decise di additivarci dell’alcool con la funzione di preservare il contenuto delle botti. Arrivato in Inghilterra il primo carico, Woodhouse rimase strabiliato del risultato involontario che era riuscito ad ottenere attraverso questa additivazione.&lt;br /&gt;Così nacque il Marsala che in pochi anni spop&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SJtCvromucI/AAAAAAAAAFk/5Zq_GtEL-x4/s1600-h/veliero_Elisabeth.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5231848779055282626" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SJtCvromucI/AAAAAAAAAFk/5Zq_GtEL-x4/s320/veliero_Elisabeth.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;olò in Inghilterra per poi essere esportato in tutto il mondo. Si diffuse a bordo delle navi inglesi sostituendo il troppo alcolico Rhum. Un vino dunque democratico che si addiceva ai palati delicati delle donne come a quelli più esigenti dei lord fino ad essere bevanda per marinai; non a caso Lord Nelson riteneva che fosse un vino:”&lt;em&gt;degno della mensa di qualsiasi gentiluomo&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;Woodhouse costruì la propria cantina direttamente a Marsala e dotò il porticciolo delle strutture adeguate al commercio. Ben presto altri seguirono l’esempio di Woodhouse primo tra tutti Benjamin Ingham e solo nel 1830 l’intraprendenza italiana si manifesta con l’iniziativa della nota e ricca famiglia Florio di produrre e commercializzare questo ottimo vino.&lt;br /&gt;Nel 1969 il Marsala divenne il primo vino D.O.C. d’Italia!!! &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SJtFGMmShKI/AAAAAAAAAF0/D3mLP26TWvA/s1600-h/bottiglia_vino_marsala+florio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5231851364884317346" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SJtFGMmShKI/AAAAAAAAAF0/D3mLP26TWvA/s320/bottiglia_vino_marsala+florio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Marsala ha nel tempo “perso terreno” a favore dei diretti concorrenti stranieri (Porto, Madeira) e degli altri innumerevoli vini dolci italiani (basti pensare a tutti i passiti) è dunque caduto nell’oblio dei consumatori sempre troppo sensibili alle mode del momento ed al marketing sfrenato. Quando si beve un bicchiere di questo vino bisogna essere consci della sua storia e della sua natura che è erroneamente catalogata a vino dolce da degustazione. In realtà è si un vino liquoroso che ben si addice ad abbinamenti con dolci (soprattutto se sono dell’antica tradizione siciliana) ma è sublime per meditazione o ancora più sorprendentemente per accompagnare un intero pasto dall’aperitivo fino al dessert, piatti di carne o pesce senza trascurare i formaggi. Ovviamente ad ogni piatto il suo Marsala: ci sono i Marsala vergini ideali per aperitivi, antipasti formaggi e pesce. Oppure i Marsala secchi ovvero conciati ottimi con tutti i dolci e soprattutto con il cioccolato, insomma bisogna sperimentare.&lt;br /&gt;A tal proposito, quanto prima, Cuocapercaso pubblicherà una ricetta di un piatto abbinato con un marsala vergine: il risultato? Strepitoso, da provare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#660000;"&gt;Per approfondimenti tecnici sul Marsala leggi l’articolo correlato di &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.cibovino.com/?p=116"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#660000;"&gt;CiboVino&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#660000;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-1325346901290256185?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/1325346901290256185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=1325346901290256185' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/1325346901290256185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/1325346901290256185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/08/il-vino-della-vittoria-anglo-italiano.html' title='Il vino della vittoria anglo-italiano - II parte'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SJtCGjvRmAI/AAAAAAAAAFc/H6CL4vWJ6hQ/s72-c/wood2.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-2736307239194372887</id><published>2008-07-29T11:39:00.009+02:00</published><updated>2008-12-09T18:53:05.476+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piemonte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='montagna'/><title type='text'>LAGHI VERDI e LAGO PASCHIET</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SI7rz-dIOII/AAAAAAAAAFM/H2sz4F85cW8/s1600-h/DSCN4744.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5228375495594752130" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SI7rz-dIOII/AAAAAAAAAFM/H2sz4F85cW8/s320/DSCN4744.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SI7oJI0c24I/AAAAAAAAAE8/yFP1Wc7PP0M/s1600-h/DSCN4744.JPG"&gt;&lt;/a&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5228371998639407922" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SI7oobSAQzI/AAAAAAAAAFE/61eBTTCo-sQ/s320/DSCN4752.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SI7nR-f_JpI/AAAAAAAAAE0/wTkv4gIxxFU/s1600-h/DSCN4752.JPG"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il &lt;a href="http://agoraf.blogspot.com/2008/07/escursione-al-rif-jervis.html"&gt;Rif. Jervis &lt;/a&gt;e quindi aver rotto il ghiaccio con la stagione escursionistica estiva, sotto le pressanti richieste dell’amico Nando, abbiamo deciso di affrontare la salita ai Laghi Verdi in Val d’Ala, una delle tre valli di Lanzo.&lt;br /&gt;Partiti di buon ora da Torino percorriamo quasi tutta la Val d’Ala e nei pressi di Balme deviamo per una sua frazione: Cornetti 1440 mt. slm .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Lasciate le auto iniziamo a camminare scaldando i muscoli su uno sterrato che ben presto finisce con un ponticello che conduce ad un sentiero adombrato da splendidi larici. Riparati, così, da un timido sole e accompagnati da un rilassante scrosciare del vicino torrente Paschiet iniziamo a prendere quota rapidamente. Ci lasciamo alle spalle i bucolici boschetti per affrontare un sentiero roccioso, spesso a gradoni di discreta pendenza che ci porta a sfiorare delle baite semiabbandonate testimoni della presenza laboriosa dell’uomo su questi monti.&lt;br /&gt;Il torrente continua ad accompagnarci sempre più irruento e affascinanti cascatelle effimere sono pretesto per soste, foto e reidratazione.&lt;br /&gt;A circa 1900mt., in un tratto particolarmente ricco di pietrame e massi , si palesa l’indicazione per il Lago Paschiet che sarà tappa nel tragitto di ritorno. Ignoriamo dunque il “bivio” (in realtà è un guado sul torrente) e proseguiamo ancora e sempre più in salita allontanandoci dal nostro compagno di viaggio: il torrente.&lt;br /&gt;Dopo circa 2h 30’ dalla partenza, ed in pieno orario di pranzo giungiamo al primo dei due Laghi Verdi: piccolo e quieto restituisce ai nostri occhi i riflessi delle rocciose montagne che lo sovrastano da sempre. Un attimo di silenzio per ammirare il laghetto e per tirare il fiato dall’ultima salita e ci accorgiamo di essere affamati come lupi così proseguiamo e attraverso il pietrame passiamo in una seconda conca, adiacente alla prima, che ospita il secondo lago. Ne percorriamo un lato ammirandolo da un’altezza di circa 10 mt.. Le richieste pressanti di fermarsi a mangiare delle signore sono ormai incontenibili, perciò consumiamo in nostro pranzo al sacco senza raggiungere il Bivacco Gandolfo, tra l’altro gia in vista e a circa 10’ di sentiero.Siamo a circa 2160 mt slm .&lt;br /&gt;Purtroppo le condizioni meteo peggiorano rapidamente e si affacciano banchi di nuvole minacciose; il lago non da il meglio di se stesso con queste condizioni di luci e il luogo non è propriamente confortevole, ergo ci rimettiamo subito in marcia sul tracciato di ritorno.&lt;br /&gt;Tra il primo ed il secondo lago un’indicazione ci segnala il “guado” per il lago Paschiet. Dopo una democratica consultazione a seguito di qualche velato dissenso sulla possibilità di salire ad ammirare anche questo lago, decidiamo all’unanimità di fare il giro ad anello con tappa intermedia il Paschiet! Il buon senso vince sempre!&lt;br /&gt;Il “guado” in realtà è un insieme di sfasciumi di rocce e massi che fa da diga naturale fra i due laghi; ipotizzo che in un passato remoto il livello dell’acqua fosse così alto da esserci un solo lago e questo tratto unico passaggio di rocce affioranti: per l’appunto guado. Ma sono solo mie congetture!&lt;br /&gt;Di roccia in roccia come stambecchi seguiamo i segni di vernice rossa unica indicazione su di un terreno che non ha altri punti di riferimento. Ben presto si palesa un sentiero che si inerpica ripido su di un colle con presenze di insoliti massi erratici curiosamente in bilico sulla cresta. Conquistata la cresta ci si apre un panorama stupendo anche se annebbiato dalle nuvole: la Ciamarella e la Bessanese d’avanti a noi e il lago Paschiet sotto di noi a circa 300 mt di dislivello.&lt;br /&gt;Ci riposiamo consci che ora ci aspetta solo la discesa. Siamo a circa 2200mt. slm.&lt;br /&gt;La discesa fino al lago Paschiet si snoda su di un piccolo sentiero che si fa largo in una fitta vegetazione di splendidi rododendri. Purtroppo il sentiero è ripido, stretto, roccioso e alquanto scivoloso a causa dell’umidità provocata dalle piante. Tutto ciò ha contribuito a scivolate e cadute di vario genere senza nessuna conseguenza se non sul morale di qualcuno di noi!&lt;br /&gt;Faticosamente è un pò tumefatti giungiamo al lago Paschiet; la stanchezza e il cielo che minaccia pioggia ci lascia il tempo di qualche foto e poi si riparte.&lt;br /&gt;Ben presto arriviamo all’alpe Paschiet (in questa zona tutto porta questo nome!) dove il sentiero diviene poco visibile. Noi, complice la stanchezza e il tempo nebbioso, siamo stati in grado di impiegare un’ora per trovare il sentiero che scendeva verso il torrente. Dopo numerose scorribande in lungo e in largo nell’alpeggio e sotto gli occhi incuriositi e secondo me divertiti di placidi bovini al pascolo, finalmente ritroviamo il sentiero.&lt;br /&gt;Nota: appena giunti al cartello che annuncia l’alpeggio, senza raggiungerlo bisogna scendere verso destra a valle cercando dei poco visibili segnavia rossi!&lt;br /&gt;In breve tempo, riconquistata la fiducia, scendiamo fino a raggiungere il torrente Paschiet nel punto in cui un cartello recita: Lago Paschiet 30 min. Questa volta il guado c’è per davvero e sfoggiando le nostre migliori doti di equilibrismo, di pietra in pietra, copriamo i 6, 7 mt. che dividono le due sponde senza bagnarci (quasi!!!!!!).&lt;br /&gt;Da ora in poi il sentiero è quello dell’andata caratterizzato da gradoni rocciosi e infide rocce scivolose, ma ormai siamo quasi arrivati e ben presto avvistiamo le case di Cornetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facciamo il viaggio di ritorno in macchina stanchi, indolenziti delusi per il tempo che anche oggi non è stato favorevole, e indispettiti per non aver trovato subito quel sentiero all’Alpe Paschiet ma profondamente soddisfatti di un contatto pieno e senza compromessi con una natura spigolosa e faticosa come quella delle Valli di Lanzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/28085325@N02/sets/72157606432458314/show/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#990000;"&gt;Guarda le altre foto&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-2736307239194372887?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/2736307239194372887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=2736307239194372887' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/2736307239194372887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/2736307239194372887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/07/laghi-verdi-e-lago-paschiet.html' title='LAGHI VERDI e LAGO PASCHIET'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SI7rz-dIOII/AAAAAAAAAFM/H2sz4F85cW8/s72-c/DSCN4744.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-7726256773656618109</id><published>2008-07-24T19:31:00.007+02:00</published><updated>2008-12-09T18:53:05.773+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='enogastronomia'/><title type='text'>Il vino della vittoria anglo-italiano   -    I parte</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SIjBRkn9m2I/AAAAAAAAAEk/8vq-plMnOLU/s1600-h/240px-Lord_Nelson_before_Trafalgar.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5226639875196689250" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SIjBRkn9m2I/AAAAAAAAAEk/8vq-plMnOLU/s320/240px-Lord_Nelson_before_Trafalgar.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il cannocchiale ottonato su una splendida radica intarsiata spaziava l’orizzonte da sud a nord come il fascio di luce di un faro che avverte della sua presenza. Ma l’ammiraglio Nelson non ci teneva a farsi scorgere dalla sua preda. “Eccoli”… erano mesi che dava la caccia alla flotta franco-spagnola; finalmente nella mattina del 21 ottobre1805 Nelson era riuscito ad intercettarli al largo di Capo Trafalgar.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Con scatto fulmineo richiuse il prezioso cannocchiale e sostò immobile con lo sguardo fisso su quell’ammasso di puntini come a volerli censire. Conosceva tutti quei vascelli, tutti i suoi comandanti, i loro armamenti. Un brivido lo scosse dalla spina dorsale come presagio spiacevole di un’improbabile sconfitta. La corona inglese non poteva perdere, non certo in mare, non certo con la Victory ed il suo Ammiraglio.&lt;br /&gt;Scese rapidamente le scale che dal cassero portavano direttamente nella sua cabina, prese una bottiglia di liquore se ne versò un bicchierino, si sedette allo scrittoio ed iniziò le sue annotazioni sul diario di bordo. Erano i gesti di sempre, di una vita di mare e di guerra ma soprattutto di vittorie. Ma quella mattina non era come in passato, non era come ad Abukir, quella mattina non pesava solo l’esito della battaglia imminente ma quello di tutta la guerra.&lt;br /&gt;E mentre con la mente si crucciava con questi pensieri prese il bicchiere e lo portò al naso. Avvertì il dolce profumo di mandorle, il dolce profumo del mediterraneo, di tanti viaggi su rotte familiari, di tante battaglie vinte. Fu tentato di degustarlo ma non volle interrompere la scaramantica tradizione di brindare alle vittorie, solo dopo averle conseguite, con quello straordinario vino preparato dalla cantina Woodhouse. Così posò il bicchiere rimandando a più tardi il rito del festeggiamento. Prese il suo copricapo e tornò sul ponte della sua Victory per quell’ultima e memorabile battaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 21 ottobre 1805 alle ore 13:30 l’Ammiraglio Orazio Nelson fu ferito a morte da un proiettile di fucile alla spina dorsale non prima, però, di aver imbastito una strategia di battaglia che non poteva non vedere vincente la flotta inglese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella sera Lord Nelson non potè brindare con i suoi ufficiali con quel vino liquoroso ma ne consacrò la sua fama quale “victory wine” diffondendone il consumo su tutta la flotta inglese.&lt;br /&gt;Sapete di che vino si trattava? Dell’italianissimo Marsala!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;a href="http://agoraf.blogspot.com/2008/08/il-vino-della-vittoria-anglo-italiano.html"&gt;To be continued&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-7726256773656618109?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/7726256773656618109/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=7726256773656618109' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/7726256773656618109'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/7726256773656618109'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/07/il-vino-della-vittoria-anglo-italiano-i.html' title='Il vino della vittoria anglo-italiano   -    I parte'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SIjBRkn9m2I/AAAAAAAAAEk/8vq-plMnOLU/s72-c/240px-Lord_Nelson_before_Trafalgar.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-3899015640820441474</id><published>2008-07-20T18:12:00.008+02:00</published><updated>2008-12-09T18:53:05.867+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piemonte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='montagna'/><title type='text'>Escursione al Rif. Jervis</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SINkAWblf4I/AAAAAAAAAEc/8ApgbcsilkA/s1600-h/DSCN4698.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5225129949863968642" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SINkAWblf4I/AAAAAAAAAEc/8ApgbcsilkA/s320/DSCN4698.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Finalmente, dopo una primavera piovosa ed un inizio di estate ancora più inclemente, ieri è giunto il giorno per inaugurare la stagione escursionistica. Infatti, malgrado le condizioni meteo non fossero delle migliori abbiamo (io, mia moglie e i nostri consueti amici di gite) deciso di rompere il ghiaccio e di partire alla volta del rifugio W. Jervis nella Val Pellice.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Percorsa tutta la Val Pellice ed abbandonato alle spalle Bobbio Pellice, ultimo paese della vallata, si affronta una strada di montagna stretta e tortuosa che in 10 km conduce alla frazione di Villanova dove abbiamo lasciato l'auto (1222 mt. slm). Da qui parte una mulattiera che sale da subito e incrociando più volte una ex strada militare sterrata copre i 51o mt di dislivello. La salita non è impegnativa, si gode di un discreto paesaggio cui sicuramente non da lustro la nebbia/nuvole che ci hanno avvolto lungo il percorso. Degna di nota è la cascata del Pis Urina che ci ha invogliato ad una sosta fotografica. Il culmine dell'escursione è sicuramente quando superata una piccola sella si accede alla conca del Pra dove è ubicata la nostra meta (1732 mt. slm). Ieri era presente una fitta nebbia che se da un lato ha impedito di ammirare in pieno il panorama montano di questo pianoro dall'altro ha dato una sensazione surreale, affascinante nonchè avventurosa.Questa conca, che geologicamente era sede di un paleo ghiacciaio, mette in comunicazione la Val Pellice con la Francia. Infatti proseguendo il sentiero per ancora circa 2 ore si svalica oltre confine attraverso il Colle della croce e si scende nel Queyras.Ma noi siamo già stanchi! Del resto è la prima uscita della stagione e il Rifugio Jervis invita ad una pausa ristoro. Malgrado il menù non sia stato propriamente montano (pasta all'amatriciana, arrosto di maiale e peperonata) abbiamo mangiato con appetito e gradito soprattutto la crostata di prugne e la vasta scelta di liquori di montagna: Genepy, liquore alla genziana, al cumino e al serpillo.&lt;br /&gt;Il pomeriggio è stato dedicato al relax su comode sedie sulla terrazza del rifugio che guarda alla conca dove ancora una volta la nebbia l'ha fatta da padrone e ci ha ricordato che in motagna l'uomo non può tutto ma ha dei limiti che è sempre bene tener presenti. In questo caso la Montagna non si è fatta vedere ma l'abbiamo respirata, l'abbiamo ascoltata, l'abbiamo immaginata senza pretese ma con un ritorno in termini di soddisfazione che solo chi è umile può percepire.&lt;br /&gt;...e quando il tempo si è ulteriormente incupito abbiamo deciso di scendere e di far ritorno a casa lasciandoci alle spalle un mondo ovattato ma estremamente duro, affascinante ma spigoloso, riposante ma faticoso in una sola parola la Montagna. &lt;!-- Start of Flickr Badge --&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css"&gt;&lt;br /&gt;#flickr_badge_source_txt {padding:0; font: 11px Arial, Helvetica, Sans serif; color:#666666;}&lt;br /&gt;#flickr_badge_icon {display:block !important; margin:0 !important; border: 1px solid rgb(0, 0, 0) !important;}&lt;br /&gt;#flickr_icon_td {padding:0 5px 0 0 !important;}&lt;br /&gt;.flickr_badge_image {text-align:center !important;}&lt;br /&gt;.flickr_badge_image img {border: 1px solid black !important;}&lt;br /&gt;#flickr_www {display:block; padding:0 10px 0 10px !important; font: 11px Arial, Helvetica, Sans serif !important; color:#3993ff !important;}&lt;br /&gt;#flickr_badge_uber_wrapper a:hover,&lt;br /&gt;#flickr_badge_uber_wrapper a:link,&lt;br /&gt;#flickr_badge_uber_wrapper a:active,&lt;br /&gt;#flickr_badge_uber_wrapper a:visited {text-decoration:none !important; background:inherit !important;color:#3993ff;}&lt;br /&gt;#flickr_badge_wrapper {background-color:#ffffff;border: solid 1px #000000}&lt;br /&gt;#flickr_badge_source {padding:0 !important; font: 11px Arial, Helvetica, Sans serif !important; color:#666666 !important;}&lt;br /&gt;&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;table id="flickr_badge_uber_wrapper" cellspacing="10" cellpadding="0" border="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;a id="flickr_www" href="http://www.flickr.com/"&gt;www.&lt;strong  style="color:#3993ff;"&gt;flick&lt;span style="color:#ff1c92;"&gt;r&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.com&lt;/a&gt; &lt;table id="flickr_badge_wrapper" cellspacing="10" cellpadding="0" border="0"&gt;&lt;br /&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;br /&gt;&lt;script src="http://www.flickr.com/badge_code_v2.gne?count=5&amp;amp;display=latest&amp;amp;size=t&amp;amp;layout=h&amp;amp;source=user_set&amp;amp;user=28085325%40N02&amp;amp;set=72157606271460758&amp;amp;context=in%2Fset-72157606271460758%2F" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;br /&gt;&lt;/tr&gt;&lt;br /&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- End of Flickr Badge --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-3899015640820441474?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/3899015640820441474/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=3899015640820441474' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/3899015640820441474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/3899015640820441474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/07/escursione-al-rif-jervis.html' title='Escursione al Rif. Jervis'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SINkAWblf4I/AAAAAAAAAEc/8ApgbcsilkA/s72-c/DSCN4698.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-6801628042902704860</id><published>2008-07-14T19:58:00.006+02:00</published><updated>2008-07-14T20:15:01.756+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Le parole che non ho mai scritto'/><title type='text'>STAZIONI</title><content type='html'>&lt;em&gt;Odore ferroso e di umanità faticata&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;parole gracchianti da megafoni anneriti dalla fuligine del tempo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;il tempo scandito da arrivi e partenze&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;risate gioiose e nervose&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;trepide attese e malinconici silenzi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;tumultuosi sentimenti come agitate acque di un oceano finito&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;saluti di partenze, saluti di arrivi,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;saluti di umanità faticata, saluti di umanità sacrificata&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;mentre le lancette non si fermano e le parole gracchianti non tacciono&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;mentre le mie parole muoiono in gola come le onde sulla battigia di un oceano finito.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-6801628042902704860?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/6801628042902704860/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=6801628042902704860' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/6801628042902704860'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/6801628042902704860'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/07/stazioni.html' title='STAZIONI'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-7326932375150377779</id><published>2008-07-01T19:58:00.006+02:00</published><updated>2008-12-09T18:53:06.028+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='enogastronomia'/><title type='text'>MONSIEUR L’ARMAGNAC: UNA STORIA D’AMORE</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SGpwmlbAucI/AAAAAAAAAEA/JOkk-I-j-qo/s1600-h/armagnac.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5218106926444886466" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SGpwmlbAucI/AAAAAAAAAEA/JOkk-I-j-qo/s320/armagnac.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Roteando il baloon nel mio palmo riesco a far descrivere giochi geometrici curvilinei al suo contenuto: color mogano, profumatissimo ma non pungente, forte ma non violento, austero ma allo stesso tempo conviviale anche se siamo soli io e Lui. Fermo il movimento della mano ed Egli torna a riposo in un cerchio parallelo al pavimento mentre i suoi residui sulle pareti di vetro lasciano archetti come bifore rovesciate a testimoniare il suo contenuto alcolico. Io lo conosco: è monsieur L’Armagnac.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L’Armagnac è la denominazione di origine di brandy francese ovvero distillato di vini che provengono dall’omonima regione sud occidentale della Francia, posta nel distretto della Guascogna. E’ sicuramente il distillato più antico al mondo, scoperto quasi per caso, perpetrato per convenienza e pervenuto a noi in veste di opera d’arte dell’enologia francese.&lt;br /&gt;La regione dell’Armagnac è stata sin dai tempi dei romani una regione a vocazione vitivinicola; nei secoli successivi con lo svilupparsi dei commerci fluviali e navali ci si rese conto che era molto più conveniente nonché sicuro trasportare il frutto della vinificazione come distillato piuttosto che come vino: minor prodotto da trasportare, più introiti, maggiore percentuale alcolica che tanto piaceva ai popoli nord europei fecero di necessità virtù e di un vino, che probabilmente non avrebbe mai raggiunto gli onori di altri suoi fratelli francesi, un liquore che non aveva e non ha eguali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Piccoli sorsi ravvicinati dopo l’adeguata ossigenazione permettono al liquore di non essere aggressivo e sprigionare le sue fragranze leggere e delicate e di correre giù fino al cuore per riscaldarlo e riportarlo ai ricordi più intimi…Si io lo conosco ma soprattutto lo riconosco. Sto bevendo un Armagnac Napoleon imbottigliato nella tipica fiaschetta da 70cl…la ricordo in una vetrinetta della mia casa natia; fra altre bottiglie mi piaceva la sua forma e non sapevo ancora che fu comprata il giorno del mio natale…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque L’Armagnac è frutto della distillazione continua del vino ottenuto dai vitigni di questa ristretta area geografica. Area geologicamente caratterizzata da terreni silicei che producono viti non eccessivamente aromatiche e predispongono a basse gradazioni alcoliche: sono queste infatti le caratteristiche basilari ed irrinunciabili per ottenere un buon Armagnac. Il disciplinare di produzione individua questi vitigni in: Folle blanche e jaune, Picpoul, Saint-Emilion, Colombari, Jurançon, Blanquette, Mauzac, Clairette, Mesliers e Bacco. Ai molti questi nomi non diranno nulla, ma è sorprendente come uno di essi Saint-Emilion detto anche Ugni blanc è un vitigno ad origine italiana: il Trebbiano toscano che poi è anche il più utilizzato per la distillazione di Armagnac e Cognac. Non mi accusate di eccessivo campanilismo o nazionalismo se in tutto ciò che di buono c’è al mondo trovo sempre qualcosa di italiano; sarà forse perché siamo la patria del buon gusto??&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;…il giorno che mio padre mi diede quella bottiglia fu il giorno che lasciai casa per lavoro; era il giorno dell’abbandono, di uno svezzamento tardivo. Non ne conoscevo il contenuto, non conoscevo tante altre cose, non conoscevo me stesso e forse neanche l’uomo che mi stava porgendo quel presente…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che più mi affascina di questo eccezionale brandy è che dopo la distillazione non è ancora Armagnac. In quel momento inizia un viaggio di diversi anni di affinamento di un prodotto che è grandemente delicato, instabile, indifeso. Così la figura del cantiniere accudirà l’acquavite in botti di quercia vergini da 400 litri tenute nei sottotetti per sfruttare gli sbalzi termici e determinare lo scambio di sostanze tra legno e distillato. E’ il periodo dell’adolescenza dell’Armagnac dove si arricchirà di sapori forti, decisi a volte spigolosi, dove inizierà a virare il colore da paglierino a d’orato, dove tutto potrebbe compromettersi con un eccesso di tannini che renderebbero troppo amaro ed imbevibile il brandy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;…non è forse l’adolescenza di un uomo il periodo più critico, e delicato dal quale molte cose dipenderanno in futuro? Non è forse il genitore a prodigarsi dolorosamente e con sacrifici irriconosciuti nel backstage della sua vita?...poggio il bicchiere sul tavolino di cristallo e mi riservo di concludere questa degustazione fra qualche attimo, il tempo necessario a far decantare i pensieri sempre destabilizzanti di un destabilizzante rapporto della mia adolescenza…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo circa tre anni il brandy francese viene travasato in botti gia utilizzate in passato e spostato in cantina. Ora avrà bisogno di tranquillità termica ed organolettica, ora si cercherà di capitalizzare il paziente lavoro del cantiniere, del legno vergine e del tempo. Per altri sette, otto anni continuerà il suo mutare in affinamenti di sapori ed odori che lo porteranno ad essere un vero Armagnac. E’ il periodo della maturità in cui si perfezioneranno i sapori di frutta e il profumo di fiori arrotondati nella loro perfezione. L’affinamento può continuare ancora per molti anni, fino a 40 in un continum di lievi e lente mutazioni che non possono che dare pregio e regalità al distillato, ma prima dei quaranta anni l’Armagnac deve essere imbottigliato per cristallizzarne e preservarne le caratteristiche organolettiche fino alla sua fruizione finale. Dopo tale periodo, infatti, l’Armagnac inizia a decadere: l’evaporazione diventa ormai non più tollerabile, il colore tende a scadere in un cupo bruno, il sapore diventa eccessivamente dolciastro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;... questo Armagnac Napoleon è stabile, è deciso ma altrettanto piacevolmente dolce e profumato. Avrà avuto una buona maturità, chissà come si chiamava il suo cantiniere…riprendo il baloon, lo tengo fra le mani a riscaldarne il restante contenuto, lo guardo, penso al suo cantiniere, penso al mio cantiniere, do l’ultimo sorso, ancora un attimo di godimento e poi li ringrazio entrambi perché alla fin dei conti L’Armagnac è solo un prodotto di passione ed amore di qualcun altro.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questo post è stato pubblicato anche sul sito &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.cibovino.com/?p=127"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;CIBOVINO&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; e sul blog di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://chefmarco.splinder.com/post/17341534/MONSIEUR+L%E2%80%99ARMAGNAC%3A+UNA+STO"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Chef Marco &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;entrambe due grandi chef e amici.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-7326932375150377779?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/7326932375150377779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=7326932375150377779' title='16 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/7326932375150377779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/7326932375150377779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/07/roteando-il-baloon-nel-mio-palmo-riesco.html' title='MONSIEUR L’ARMAGNAC: UNA STORIA D’AMORE'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SGpwmlbAucI/AAAAAAAAAEA/JOkk-I-j-qo/s72-c/armagnac.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>16</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-6499289115711387065</id><published>2008-06-25T10:23:00.002+02:00</published><updated>2008-12-09T18:53:06.156+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='enogastronomia'/><title type='text'>SCOTCH SINGLE MALT : L’ACQUA DI VITA CHE SCALDA IL CUORE</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SGC-XLZMqeI/AAAAAAAAADo/KWf2T56fVnk/s1600-h/clip_image002.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5215377673899780578" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SGC-XLZMqeI/AAAAAAAAADo/KWf2T56fVnk/s320/clip_image002.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il vento tra i capelli arruffati, l’odore di salsedine, il rumore dei cavalloni spumeggianti che s’infrangono sulla scogliera tagliente, i flebili raggi del sole del nord Europa che mi riscaldano le guance e dentro di me si risvegliano i sentimenti della mia gioventù pur trovandomi a diverse migliaia di km dai miei luoghi natii…si perché oggi mi trovo a Port Ellen sull’isola di Islay nell’arcipelago delle Ebridi in Scozia. Certo, mi trovo in Scozia ma a patto di non aprire gli occhi. Se schiudo le palpebre, infatti, vedo il mio tumbler con un dito di single malt whisky ambrato che mi richiede attenzione e dedizione. Si tratta infatti di un whisky. Prodotto in una delle 8 distillerie di Islay, uno dei quattro distretti scozzesi che producono i single malt più famosi e pregiati al mondo&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Il whisky è un distillato. La distillazione è un processo scoperto ed utilizzato per prima dagli arabi per la produzione di essenze, profumi e medicinali. Diffusosi in seguito in Europa ad opera di vari ordini monastici, approdò oltre il Vallum Adrianum in Irlanda e Scozia grazie ad un frate di nome Patrizio (sarà per caso quel San Patrizio???). La florida presenza di orzo unita a questa tecnica sfociò nel “&lt;em&gt;uisge beata&lt;/em&gt;” che in lingua gaelica significa “acqua di vita” acquavite per l’appunto .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la produzione di un scotch single malt whisky necessitano diverse fasi :&lt;br /&gt;Prima di tutto la raccolta dell’orzo e la sua maltatura che avviene bagnando il cereale e lasciandolo germinare; poi l’essiccazione che blocca la germinazione prima che si formi il germoglio della nuova pianta. Questa fase avviene con il fumo prodotto dalla combustione naturale della torba che attribuisce un caratteristico ed inconfondibile aroma al prodotto finale.&lt;br /&gt;Dopodichè l’orzo maltato viene macinato per ottenere una specie di farina che verrà poi messa in infusione con acqua calda per circa tre giorni. Dopo tale periodo si otterrà un liquido, uno sciroppo al quale verrà indotta la fermentazione alcolica con del lievito.&lt;br /&gt;Il mosto così ottenuto verrà sottoposto a distillazione: due volte per lo Scotch e tre per l’ Irisch. Tagliata la testa e la coda del processo di distillazione dell’unico malto d’orzo prodotto dalla distilleria si otterrà un autentico e pregiato Single malt whisky che dovrà riposare in botti di rovere o quercia che hanno gia ospitato altri distillati e liquori (bourbon o sherry) per svariati decenni. Dopo 8, 12, 16, e chi più ne ha più ne metta anni di maturazione il whisky viene imbottigliato e manterrà intatte tutte le sue caratteristiche organolettiche fino a quando non verrà versato nel vostro bicchiere e saprà regalarvi emozioni e sensazioni uniche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bevo un sorso di acqua fredda, trattengo l’acqua in bocca alcuni istanti, ingoio. E’ la sua volta; un piccolo sorso di whisky della piccola isola scozzese avvolge calda la lingua che non fatica a distinguere un leggero sapore affumicato di torba, sentori di alga marina o aromi salmastri che ben presto lasciano il posto alla frutta.&lt;br /&gt;Sono questi i caratteri distintivi di un whisky di Islay generati da un orzo maltato grazie alla torba locale che rappresenta la seconda risorsa di questa piccola isola; lavorato con la purissima acqua che scorre vergine verso l’Atlantico, che riposa in botti sapientemente orientate alla brezza marina che arricchisce in profumo i sentori secondari di questa nobile bevanda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora dell’acqua fredda per congestionare le papille gustative e ancora Lui a sprigionare sapori e sentori che sono viatico di conversazioni intime ed intimiste con l’altra metà della mia vita o con Amici, per viaggiare in cuori aperti alla e dalla sincerità come sincero è un Single Malt che potremmo paragonare ad una nostra DOP in quanto per chiamarsi Single Malt bisogna distillare solo un malto d’orzo e ad Islay ogni distilleria ha il suo campo d’orzo. Più sincero di così!!!!!!!&lt;br /&gt;Ah una curiosità: sapete quanta parte della produzione mondiale di whisky è destinata ai Single Malt? Il 5%; tutto il resto è destinato ai blended (miscele di vari whisky, ma questa è un’altra storia).&lt;br /&gt;Per cui quando berrete un Lagavulin, un Bowmore , Bunnahabhain o uno degli altri re Scozzesi ricordatevi che non è solo alcool ma storia, cultura, lavoro, passione, tradizione, buon gusto e tutto ciò fa di questo distillato straniero un prodotto con caratteristiche straordinariamente italiane.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ff0000;"&gt;Questo post è stato pubblicato anche sul sito &lt;a href="http://www.cibovino.com/?p=104"&gt;CIBOVINO&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-6499289115711387065?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/6499289115711387065/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=6499289115711387065' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/6499289115711387065'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/6499289115711387065'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/06/scotch-single-malt-lacqua-di-vita-che.html' title='SCOTCH SINGLE MALT : L’ACQUA DI VITA CHE SCALDA IL CUORE'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SGC-XLZMqeI/AAAAAAAAADo/KWf2T56fVnk/s72-c/clip_image002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-3436847044653842339</id><published>2008-06-20T20:34:00.018+02:00</published><updated>2008-12-09T18:53:06.365+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Una lettura per sorridere e riflettere</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SFv5OnLCDnI/AAAAAAAAADg/I0nSRVNg3ZE/s1600-h/libro.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5214035023040220786" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 237px; CURSOR: hand; HEIGHT: 337px" height="336" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sMhGhowODJQ/SFv5OnLCDnI/AAAAAAAAADg/I0nSRVNg3ZE/s320/libro.jpg" width="238" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Con l’arrivo della bella stagione arriva anche una novità editoriale fresca, frizzante che riesce a tener compagnia per qualche ora e a lasciare un retrogusto di raffinata intelligenza ed un invito a riflettere sul rapporto uomo donna. Si tratta di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Cioccolato Fondente Extra&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Grazia Cioce&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; autrice alla sua prima fatica che ha visto il suo battesimo del fuoco alla Fiera del Libro di Torino.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;In questo romanzo attraverso uno stile infarcito di ironia e sarcasmo e con una struttura narrativa originalissima l’autrice tocca un tema che è caro a chi è alla ricerca dell’equilibrio emotivo con la propria anima gemella. Infatti il protagonista, Luca, in un periodo di crisi sentimentale si sottopone a delle sedute psicoanalitiche sui generis che si svolgono, cioè, a casa sua mentre cucina e registra i suoi monologhi che poi invia al suo psichiatra (suo amico carissimo).&lt;br /&gt;Capitoli brevi leggeri ma pungenti e facilmente riconducibili alla vita di tutti i giorni. Sguardi dissacranti nel mondo femminile descritti magistralmente da una donna (Grazia Cioce) nei panni di un uomo (Luca) che cerca l’amore, che cerca una ricetta perfetta. Quindi un romanzo attuale in un momento storico in cui la crisi dei valori mette in dubbio l’esistenza dell’amore vero e la sua durabilità, messo a dura prova dalla superficialità, egoismo, ostentata voglia di una pseudo libertà che alla fine dei conti incatena alla solitudine….ed è proprio in questi momenti di solitudine meditativa e introspettiva che Luca giungerà alla sua ricetta perfetta…..quale?? Beh... il titolo è tutto un programma ma soprattutto una metafora di vita.&lt;br /&gt;Perciò non lasciatevi ingannare dal tono leggero di questo libro perché fra le righe c’è molto di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cioccolato Fondente Extra è stato appena lanciato commercialmente e i tempi di attesa per averlo non sono brevi per cui vi consiglio di affettarvi a prenotarlo presso la vostra libreria o ai seguenti negozi on line:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.shopping.multiplayer/"&gt;www.shopping.multiplayer/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.webster.it/"&gt;www.webster.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;... e per saperne di più sull'autrice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://cuocapercaso.blogspot.com/"&gt;http://cuocapercaso.blogspot.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.graziacioce.tbo.it/"&gt;www.graziacioce.tbo.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-3436847044653842339?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/3436847044653842339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=3436847044653842339' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/3436847044653842339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' 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che non ho mai scritto'/><title type='text'>Le parole che non ho mai scritto</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;La sferetta scorre fluida sulla carta ingiallita dall'attesa a lasciare un segno indelebile.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Oppure no!!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Le dita si articolano sciolte sui tasti che cliccano silenziosamente e lo spazio bianco si riempie di parole effimere.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Oppure no!!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Il mio cuore genera sentimento, la mia testa pensieri, le mie labbra parole che prenderebbero consistenza se fossero pronunciate, se fossero scritte!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-4767024988880906782?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/4767024988880906782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=4767024988880906782' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/4767024988880906782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/4767024988880906782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/06/le-parole-che-non-ho-mai-scritto.html' title='Le parole che non ho mai scritto'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5259518365633484986.post-2734557609549048623</id><published>2008-06-17T20:17:00.004+02:00</published><updated>2008-08-24T17:01:05.104+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='servizio'/><title type='text'>Perchè l'AgoRàf?</title><content type='html'>Il potere terapeutico della scrittura è ben noto a tutti ma quando questa diviene dinamica, ovvero quando lo scritto incontra un lettore ed il lettore risponde a sua volta con uno scritto, non esiste più chi scrive e chi legge ma esiste solo la &lt;em&gt;Comunicazione. &lt;/em&gt;Una comunicazione che è riflettuta, meditata, ponderata poichè lo scrivere obbliga all'ormai obsoleta abitudine di pensare.&lt;br /&gt;Pensare, scrivere, leggere, comunicare, saranno gli strumenti di questa piazza virtuale. La finalita? Scambio di idee, opinioni, informazioni, emozioni di tutto ciò che fa parte della mia vita, della Vostra vita!!&lt;br /&gt;Raffaele&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5259518365633484986-2734557609549048623?l=agoraf.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agoraf.blogspot.com/feeds/2734557609549048623/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5259518365633484986&amp;postID=2734557609549048623' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/2734557609549048623'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5259518365633484986/posts/default/2734557609549048623'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agoraf.blogspot.com/2008/06/perch-lagorf.html' title='Perchè l&apos;AgoRàf?'/><author><name>Raffaele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12400569256792503718</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry></feed>
